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Il Meraviglioso mondo di Vicky- Il bosco di Nyaria - |
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September 12 COM'E' DIFFICILECOM'E' DIFFICILE GUARDARSI INTORNO E CAPIRE CHE E' TUTTO CAMBIATO. IRRIMEDIABILMENTE ROVINATO IN UN CUMULO DI PIETRE E POLVERE.
COM'E' DIFFICILE ACCETTARE CHE NULLA E' DAVVERO ETERNO E CHE IL DESIDERIO DI ETERNITA' E' SOLO UN BISOGNO DELL'UOMO CHE HA PAURA DI MORIRE. ANCHE L'UOMO PIU' SAGGIO HA PAURA DI CAMBIARE NEL TEMPO, E PER ALLEGERIRE IL PESO DI QUESTO INEVITABILE DESTINO INVESTE DI ETERNITA' I SUOI PUNTI FERMI. POI ANCHE QUELLI SI SBRICIOLANO E NOI CI RITROVIAMO A CAMMINARE SOTTOSOPRA NELL'ETERE SENZA SPAZIO E SENZA TEMPO E TUTTO DIVENTA IMPOSSIBILE DA RICONOSCERE ED ACCETTARE. *** L'Aquila Domenica 31 Agosto 2009. E' notte e sono appena tornata al paese di mia madre, sempre nel Cratere, ma meno distrutto degli altri. Da ieri pomeriggio sono stata di nuovo all'Aquila. Non riesco davvero ad andarmene. Sento che devo essere li', curva notte e giorno sulla mia regale aquila ferita a morte. Assisterla, darle acqua e tamponarle il corpo gonfio e sanguinolento. E nello stesso tempo mi sento debole ed impotente un po' come il lupo in Lady Hawk che, da qualche parte sulle vette intorno, ulula nella notte piangendo il suo falco colpito da una freccia malvagia. Lui, il lupo cavalliere, e' inutile in una simile situazione, e non puo' fare altro che aspettare e pregare, mentre il suo falco principessa, nascosto nella Torre di Calascio, si affida alle cure dal frate consapevole. Questa volta ci sono andata con il mio amico Stefano. Dovevamo essere almeno in due per avventurarci in quel purgatorio. Per entrambi e' stata la prima volta al centro storico da quando lo hanno riaperto dopo il terremoto e sin dall'inizio sapevamo che il viaggio sarebbe stato duro.
La mia mente ha osservato tutto con apparente freddezza, il mio sguardo perso si e' riflesso nel pallore irreale delle facce cenere di gente fantasma. Muovevo un passo dopo l'altro come ipnotizzata. I miei piedi salutavano il selciato conosciuto, eppure gli occhi stentavano a riconoscere la realta' sfigurata dalla polvere tra paesaggi di ferro e fasce di contenimento.
Ho sentito le orecchie dolermi come assordite dal silenzio irreale che c'era, eppure non eravamo soli a fare il percorso. C'erano centinaia di corpi a fluttuarci intorno, ma non un suono a colorare l'aria. Questo particolare era talmente fuori proporzione da sconvolgere interamente il rigido ordine del mio piccolo mondo interiore costruito a fatica. Sui balconi in Piazza Duomo e su quelli ancora visibili per i Portici c'erano ancora appesi i manifesti del Cristo morto per la processione del Venerdi santo del 24 Aprile. Una sfilata che non c'e' mai stata allora, ma che appariva evidente adesso, in questo primo ufficiale giorno di apertura del centro. E la processione questa volta era davvero di una tristezza fuori dal comune. Tutti camminavano senza parlare. Il sottofondo, a farci attenzione, era solo un formicolio di frasi bisbigliate, sbigottite. Si avanzava avanti e indietro come automi programmati da tetre menti grige. Spaventati di alzare gli occhi e guardarsi intorno, spaventati dai contorni di questa nuova realta' imposta ancora difficile da metabolizzare. Ed erano davvero tanti li', che vagavano da soli o si riunivano in crocchi sparsi. Tutti ad illuderci che la vita fosse ripresa come prima, che ogni cosa fosse tornata al suo posto, a quando ci si cullava al ritmo della magica danza di passi e voci dei miti pomeriggi estivi e dei rigidi sabati invernali, coreografie complesse ballate da ognuno di noi con vivace discrezione lungo quello stesso Corso cosi' pieno di vita e negozi. Ad un certo punto riesco a trovare uno spazio tutto mio, una frazione di secondo per respirare il cielo sopra di me e scoprire i contorni delle nuvole tingersi di rosso e diventare di impalpabile viola e giallo. Ho sospirato una volta in piu' e di nuovo mi sono chiesta la stessa domanda: ma dov'e' andata a finire quella magia? Gia', c'e' ancora sembra, ma se di magia si tratta questa volta deve essere nera e continua ad avvolgerci impietosa. Dov'e' L'Aquila? Dove son finiti tutti? Dov'e' andato a finire il Corso? Quel lungo cammino fatto di facce conosciute e voci familiari, identita' di un popolo discreto che teneva per se' le discussioni e i problemi locali. Un popolo che si e'visto invece balzare sulle cronache di tutto il mondo senza che lo avesse formalmente richiesto.
Un popolo che nonostante tutto viveva bene nell'altipiano incorniciato da montagne e aria fresca e che adesso invece vaga su strade rese sconosciute da nuovi assetti di distruzione urbanistica fatti di crepe e vuoti al posto di palazzi e mura. Di fronte a tutto cio' ho finalmente preso dopo mesi coscienza del tutto. Ero a casa mia, si', ma solo per dati anagrafici. Quella che vedevo adesso infatti era una citta' sconosciuta in lacrime, vissuta da sconosciuti solo a tratti dal volto familiare che camminavano distraendosi per non doversi incontrare. Finalmente ho trovato il coraggio di analizzare il tumulto confuso dei miei piu' recenti pensieri e mi sono soffermata sul dettaglio che, viaggiando in macchina nei giorni precedenti, seppur consapevole di dove dovessi andare e di che strada prendere, continuavo a guardarmi intorno come fossi viaggiatrice in un mondo ignoto, e di come questa sensazione mi avesse ferito immensamente lasciandomi priva dell'unica realta' alla quale avevo sempre sentito di appartenere dalla nascita, nonostante il mio spirito mai sazio di esperienze mi avesse regalato 3 anni di curiosita' e l' impulso di gettarmi in diversi viaggi da rondinella esploratrice. Tutto cio' che la mia mente stava vedendo e registrando mi e' apparso cosi' sbagliato ed ingiusto da farmi fuggire in preda al panico e allora tutte le emozioni della giornata, unite a quelle dei mesi precendenti, mi hanno travolta con la forza urto di un maremoto impazzito. Sono stata malissimo per tutti i giorni successivi e piu' si avvicinava il giorno della mia ennesima partenza, piu' mi struggevo al pensiero che davvero, infondo al mio cuore, non sapevo piu' dove andare. Dove sarei stata bene, dove mai avrei potuto ricostruire la mia felicita'di un infinito. Com'e' difficile accettare che sia tutto cambiato, che tutto e' cosi' diverso da confondere anche la mente piu' lucida. Com'e' difficile accettare che la realta' presente e' anche peggio di cio' che e' nei peggiori incubi, e che questo maledetto tempo che passa scivola via cosi' in fretta che non ci permette nemmeno di abituarci piano piano all'idea. L'idea orribile che niente sara' piu' come prima. Che forse una minima parvenza di com'era la avremo fra tantissimi anni, quando nel bene o nel male tutti noi saremo comunque cambiati. Quando saremo talmente adulti da aver nascosto nella nebbia tutte le vecchie sensazioni giovanili, quando saremo assillati da altre priorita' ed altri interessi e che per questo troveremo difficile se non impossibile rivivere con la spensieratezza di prima cio' che eventualmente ci verra' restituito. Troveremo allora cosi' ingiusto aver vissuto il resto della nostra vita fino ad allora, provando una irreparabile nostalgia che sarebbe potuta giungere piu' tardi e con maggiore naturalezza ad innaffiare i nostri cuori stanchi, ma che invece ci e' stata imposta prematuramente e con violenza per capriccio della natura impietosa. Comunque dico che nessuno si preoccupi per me. Chi mi conosce lo sa, la rondinella psicopatica e' forte, anzi fortissima, e non glielo permettera' a questo bastardo terremoto di buttarla giu'!
Io sono un'aquilana pura e vera e la mia forza mi fara' volare oltre polemiche e piagnisdei! E come vorrei che anche tutti gli altri fossero cosi', uniti per agire e andare avanti a testa alta, per vincere, per ridare un senso al tutto e colorare di eternita' cio' che adesso sembra essere perito per sempre. Io dico che agire rende vivi. Com'e' difficile osservare la terra e gli uomi inghiottire il mio Regno da lontano! E continuo a sentirmi, dal 6 aprile, come un leone in gabbia. Vorrei fare tante cose, ma non so da dove iniziare. Questa lontananza fisica che ormai e' diventata una necessita' e non piu' una scelta, e la mancanza di un talento specifico e appropriato alla situazione mi impediscono di imporre la mia buona volonta'. Non posso fare niente, dunque, e la cosa mi uccide piano piano con una sadicita' oltre i limiti, facendomi sentire distante da tutto. Da li' la cui realta' sembra non appartenermi piu', e da qui la cui realta' non mi e' mai appartenuta. MA LA RONDINELLA PSICOPATICA SENZA NIDO E' PRONTA A MIGRARE OVUNQUE QUESTA VITACCIA VORRA'E A COGLIERE IL BUONO DA TUTTE LE SITUAZIONI. NON E' MAI TROPPO TARDI DEL RESTO, ED UN RAGGIO DI SOLE PRIMA O POI TORNERA' DI NUOVO AD ILLUMINARE LA MENTE. LA PIOGGIA NON PUO' CADERE IN ETERNO AD ALIMENTARE IL CAOS DI PENSIERI E SENSAZIONI! August 07 NONOSTANTE TUTTOIL POVERO SPAZIO DI NYARIA, MISERAMENTE ABBANDONATO NELL'ULTIMO TRISTE PERIODO....ZITTO ZITTO HA FATTO
2037 VISTE...
Anche se ultimamente quasi nessuno lascia un messaggio nel Bosco di Nyaria ...la fatina e' comunque contenta perche' sa che dei viandanti, seppur silenziosi, si fermano ugualmente a riposare tra i fiori magici del suo bosco incantanto.
CIAO!!!! May 31 22 Maggio - impressioni di un ritorno a casa
DIVORATA DA UNA REALTA’ DESOLATA, INGOIO SILENZIOSA LE MIE EMOZIONI..
La macchina procede lenta sulla strada statale. Sto tornando a casa. So quello che mi aspetta perché la potenza dei media mi ha permesso di conoscere senza essere fisicamente presente. Perché i racconti dei miei migliori amici e della mia famiglia, come in un prezioso collage, in questi due mesi, hanno riordinato ed incollato insieme le immagini nella mia mente confusa. Le prime case iniziano a defilarsi, sotto il sole bollente sembrano spettri pietrificati. Vetri rotti, calcinacci a terra. Il mio cuore fibrilla. Non so se sono davvero pronta ad affrontare tutto quello che mi aspetterà. Alla rotonda di Santa Barbara i miei occhi si incollano al palazzo di Roman Bar, sventrato da un lato, ma la macchina accelera, non guido io, e so che chi è al volante, nuovo al paesaggio esattamente come me, avrebbe voglia di accelerare anche a 200 chilometri orari, se solo gli fosse consentito. La distruzione sta allagando anche il suo cuore. Più salgo verso San Sisto più il quadro si fa vivido nella sua intima tragicità. Pezzi di strada transennati. Le fasce bianche e rosse a delimitare aree dinanzi a costruzioni pericolanti, ed erano tante. Infinto elenco di punti di riferimento cancellati. Inghiottiti da voragini. Giocattoli ammaccati. Scene che erano sempre appartenute ad altre realtà, adesso entrano perentorie nella quiete della vita aquilana. La smontano. La distruggono. La divorano fameliche. I luoghi dove sono cresciuta, mutilati e desolati. Abbandonati. Lasciati sotto il sole a squagliarsi miseramente. I balconi sono senza un fiore. Niente cani ad abbaiare nei giardini. Nessuno fuori a lucidare la macchina. Nessuno che corre a Piazza D’Armi, ma solo un mare di blu plastificato che farebbe esplodere la calura anche in un congelatore regolato al massimo ed ermeticamente sigillato. Nessuno che si ferma nei negozietti a fare spesa al volo. Niente. Nessuno. Il vuoto. All’edicola la strada è chiusa. Si deve girare verso le Biondi. Subito il cuore si raggela nel vedere polverizzata una delle prime casette sulla strada. So di conoscere chi ci abitava, ma al momento non voglio ricordare. Non ci voglio pensare. Mi hanno detto che li sono tutti morti. Un respiro profondo, un addio solenne, un altro respiro e poi procedo verso l’Istituto delle Inapli. La parte di sopra ha un buco che abbraccia tutta la parete. A terra il risultato dell’esplosione. Il palazzo di “Delizie Alimentari Di Carlo” è anch’esso crepato. Attraversato da immense X che corrono lungo le pareti. La strada per San Sisto è sbarrata. Il Castello Rivera è pericolante. Proseguo lungo via San Giuliano. Tra una 50 di metri la traversa di casa mia. Ecco, adesso sto girando. Vedo. I miei pensieri rotolano lungo il pendio della memoria. Immagini vivide, immagini sbiadite. Volti. Ricordi. Voci. Ci sono 3 palazzine a mattoncini marroni, quelle dove vivevano i miei amici di infanzia. Sono tutte esplose al piano terra. Ingoio. Respiro. Occhi aperti sgranati. Gola secca. Cuore impazzito. Dolorante. Furente. Tra gli alberi in lontananza scorgo il bianco delle pareti di casa mia. Cerco di autoconvincermi che sia tutto a posto, ma so che non è così. Vedo le due tende montate da mio fratello. Mia madre siede su una sediuccia a pulire i faggiolini. Tentativo umile di ridare il senso di quotidiano ad una vita cancellata in 42 secondi. Il mio cagnolone gigante mi viene incontro. Nasconde la testa tra le mie gambe. Sta lì per un po’. Sembra non voglia più andarsene. Lei Gaia, non ha le parole per esprimersi, ma io la conosco bene perché l’ho cresciuta, e so che le sue coccole, questa volta, sono più per dirmi quanto anche lei stia male e stia soffrendo, che per darmi l’ennesimo ben venuto. Lei per una settimana è stata in silenzio. Nascondeva il suo terrore dietro la scorsa dura del suo animo selvaggio, ma non ha mangiato per una settimana intera, e quando mio padre ha deciso di riportarla a casa, perché dopo il terremoto erano andati tutti a stare a casa di mia zia a Balsorano, lei, che aveva capito al volo, ha persino tentato di moderlo. Inizio a girare intorno, a perlustrare. Più vado avanti più inizio finalmente a prendere definitiva coscienza. Sento di aver perduto il mio passato. I punti di riferimento sono ceduti. Sono partita due anni fa, ma sono sempre tornata. Spesso. Appena potevo. L’Aquila mi salutava e ogni volta mi regalava un po’ del sapore del mio passato, lasciando che esso rivivesse tra amici mai partiti, famiglia ed abitudini mai sopite. Adesso tutto questo non c’è più. Con tutto l’ottimismo del mondo niente sarà più come prima. Casa mia, che si erge oltre una salitina, forse proprio perché più in alto, è quella che pare aver subito più danni. Stento a riconoscerla. Faccio fatica ad accettare che il tetto forte e sicuro, costruito da mio nonno e dalla sua impresa di costruzioni, sia ceduto così, come burro al contatto con un coltello rovente. Ad ogni scossa, anche forte, quando ero piccola, mamma ci diceva di stare tranquilli, che nonno e i suoi amici ingegneri, con i quali aveva costruito la palazzina, ognuno per darla ai propri figli, avevano tirato su la casa seguendo tutti i criteri antisismici e mettendoci la massima cura nella scelta di materiali ed uomini. Quando eravamo piccoli, dopo un terremoto, noi stavamo tranquilli e se era notte tornavamo a dormire. Altre volte papà diceva di prendere delle coperte ed uscire. Andavamo alla Fontana Luminosa e stavamo lì, in macchina, insieme a tanti altri. Per noi ragazzini sembrava quasi una festa. Con cautela e delicatezza nessuno era mai davvero spaventato. “Perché anche quella sera non siete usciti almeno dopo la seconda scossa forte?” “Perché prima tutta l’informazione che c’è stata adesso non c’era, e ognuno si regolava secondo il proprio istinto e buon senso. Adesso ci dicevano a tutti di stare tranquilli” Nelle parole di mia madre leggevo tristezza e accettazione passiva degli eventi. Debolezza, incapacità di trovare motivazioni per reagire. Eravamo benestanti noi. Non ci potevamo davvero lamentare. Mio nonno costruttore ci aveva lasciato ciò che per lui era il miglior investimento. Case. “Ora sono tutte da rifare ed i soldi non ci sono. Non abbiamo più nulla” continuano a ripetermi i miei genitori senza mezzi termini, e la verità mi sbatte in faccia dura come una mattonata . Casa nostra, nella quale sono cresciuta, sembra essere uscita da un bombardamento. Ho tremato solo al tentativo di immaginarmi cosa quella notte sia potuta essere, ma non posso immaginarmelo, mi dicono tutti quelli che c’erano, perché io non c’ero. Già, è vero. Io non c’ero. Potevo esserci, ma il destino ha voluto risparmiarmi. L’unica cosa che io non potrò mai dimenticare, è la sensazione inspiegabile di pena e angoscia che ho avuto quella stessa notte senza un’apparente motivazione. Non potevo sapere, non potevo neanche immaginare. A casa, in Inghilterra, ero con i miei amici ad ascoltare musica e a ballare. Non potrò mai scordare tutti gli incubi che avevano bucato i miei sogni nei mesi precedenti. Gli incubi di quella notte, il senso di smarrimento che attorcigliò il mio stomaco, io che mi svegliavo nel mezzo della notte con il cuore in tumulto. I muscoli irrigiditi e pieni di acido lattico come avessi corso per un’ora. La mancanza di fiato. Il corpo in un bagno di sudore. Poi, alle 7 del mattino, che qui in Inghilterra sono le 6, il messaggio di mio padre “FORTE SISMA – DISCRETI DANNI – NOI STIAMO BENE” e l’intero mondo che collassava su di me.
Ho girato per due giorni, ovunque fosse possibile andare. Ho visto la voragine che si è aperta per la stradina che va al Beato Vincenzo, a San Giuliano. Sono stata alla Tendopoli di Villa Sant’Angelo, sono salita al lago Sinizzo e ho guardato le gigantesche crepe sulle sue sponde calme. Era una giornata afosa, ma questa volta non c’era nessuno allungato sull’erba a prendere il sole. Nessuno nell’acqua a fare il bagno. Tutto era silenzio, tutto era discreto cinguettio di uccelli e scomposto gracidare di raganelle. La natura sembra essersi ripresa con forza ciò che gli apparteneva. Ovunque andassi i volti delle persone sapevano di rassegnazione finale ad una sorte amara. Le voci senza colore, gli occhi senza luce, le espressioni del volto senza calore. Quello che ho avvertito è un senso di totale abbandono agli eventi. Nessun controllo sulla realtà. Fatalismo. Mancanza totale di fiducia verso le autorità. Consapevolezza inconscia di essere slittati in un parallelo diverso. Sbagliato. Incapacità di dare una spiegazione agli eventi, di metabolizzare l’esperienza. Di capire dove sia la lezione e cosa dover apprendere da tutto ciò. Perché niente accade senza un motivo, ma nell’immediato c’è solo dolore e sconforto e ci si sente tutti deboli e disorientati. In certi casi le convivenze forzate stanno sgretolando i rapporti. Sotto stress ognuno caccia il lato peggiore e nessuno ha la forza di comprendere, di giustificare, di chiarire. In un’altra situazione ci sarebbe stata maggiore disponibilità, ma adesso tra la popolazione, non esiste un più forte o un più fortunato. L’intera collettività, dal medico all’avvocato, dal negoziante all’impiegato, dal poliziotto al civile, dall’aquilano all’extracomunitario, condivide la stessa sorte. La stessa tenda, la medesima stella, e nessuno ha un vicino a cui rivolgersi o su cui appoggiarsi senza essere un peso. Ognuno sembra essere peso anche per se stesso. La frustrazione e la tristezza aumentano. Menti confuse, Cuori allagati. Anime erranti in un purgatorio desertificato. Dov’è L’Aquila? L’Aquila, discreta e silenziosa, non è mai stata al centro delle cronache. Chiusa tra i profili austeri delle sue montagne, dormiva dignitosa nell’altipiano e non dava fastidio a nessuno. Adesso si ha il senso che questo nessuno non abbia alcun interesse a curare le ferite di una città morta.. Al di là di schieramenti politici ed ideologie, per me al potere sono tutti uguali. Gli esseri umani, per loro limitazione materiale, agiscono solo per assicurarsi gli interessi personali più immediati, e quando le luci si spengono e si va a dormire sotto un tetto sicuro, lontano da drammi e responsabilità, chi governa fa sogni d’oro e dimentica il resto. Infondo domani è un altro giorno. E la solidarietà? La solidarietà esiste, ma a volte io mi domando se non sia davvero solo fine a se stessa. Da tutto il mondo piovono soldi per ricostruire L’Aquila, ma dove sono poi tutti questi soldi? Sarà vero o è un’altra demagogica costruzione dei media? Il trasferimento del G8 a L’Aquila, che prima nessuno avrebbe mai minimamente pensato di organizzare qui, è stato davvero concepito per non far spegnere l’interesse sull’Aquila o è solo un altro modo per Berlusconi di farsi pubblicità? Il fatto è che L’Aquila non ha bisogno di strade e strutture per organizzare questa chermesse di potenti senza scrupoli che fingono di condividere il dolore di una collettività spezzata. Per essere davvero un evento spontaneo e puro, questi tipi dovrebbero arrivare e non aspettarsi niente altro che desolazione, perché è cosi che L’Aquila è al momento. In questi giorni, per quanto so sia orribile augurare ad altri l’esperienza aquilana, un pensiero macabro ma profondamente ottimista sta accarezzando la mia mente…che si stiano invece ponendo le basi per la rinascita di un nuovo corpo politico mondiale più consapevole ed onesto? Sì, che i capi delle 8 nazioni più potenti del mondo vengano risucchiati, proprio a L’Aquila, dalla terra arrabbiata, mentre sono riuniti a discutere di aria fritta presso le strutture della Guardia di Finanza. Sorrido. Dal sacrificio di una comunità, il bene dell’intero globo.
Adesso sono di nuovo nella mia casetta inglese, noiosa e buia, ma nonostante L’Aquila non sia più quella di prima, nonostante nessuno dei miei amici sia più là, nonostante il centro, zona rossa, sia ancora presidiata come Beirut da truppe di soldati imperturbabili, e anche se una casa adesso non ce l’ho più, ho la voglia matta di tornare. Di stare lì. Di non partire più. Sono fiera di essere aquilana e vorrei esserci quando gli aquilani decideranno finalmente di reagire e di opporsi al potere corrotto come comunità unita e protesa a ricostruire la cosa più importante del mondo. La vita. Voglio essere positiva. So che succederà!
Rondinella senza nido! May 22 NUOVE PROVEAdesso mi accingo ad affrontare una nuova prova di vita.
Dopo 1 mese e 22 giorni torno a casa.
Tra alcune ore sarò nella mia città dalle ali strappate!
Quanto strano e sconvolgente sarà, arrivare a casa e trovare cumuli di nulla ad aspettarmi.
Sono pronta, ma ad esserci fisicamente sarà diverso. Più forte, più psicologicamente duro da reggere.
Dormirò in una mini casa che non è mai stata mia, che sembra sia stata in quella via per Sassa che ho percorso infinite volte, da sempre, ma che io non ho mai visto.
La mia vera casa, quella in cui sono cresciuta, quella in cui ho vissuto per 26 anni consecutivi, adesso esiste solo dall'esterno.
Sbilenca, ferita, fessurata, scossa dalle fondamenta. L'aveva costruita mio nonno, che era un costruttore, e la fece con tutti i crismi. Tutte le tecniche migliori conosciute all'epoca. 33 anni fa.
Bè, lei ha fatto il suo dovere. Ha resistito e ha salvato tutti coloro che c'erano dentro quella notte, ma adesso è lì ad occupare lo spazio senza poter esere a sua volta occupata. Che cosa direbbe mio nonno adesso? Quanto può far male vedere il frutto di tanti sacrifici ed attenzioni sgretolarsi sotto la forza della natura impietosa?
Sono pronta, pronta a vedere la fetta più importante della mia vita scivolare via silenziosa tra gli spigoli della natura ostile.
Arriverò e nessuno dei miei amici sarà lì ad accogliermi. Tutti andati via. Tutti lontani e sparpagliati. Tutti abbandonati all'incertezza di una vita amara che deve essere ricostruita.
Sono pronta ad accettare la mia attuale condizione di esiliata, che non posso più tornare a casa e starci per tutto il tempo che eventualmente voglio, perché non c'è un posto per me. Non c'è più spazio. Non c'è più comodità, non c'è più una realtà solida di casa, di città, di gruppo, di comunità.
Sono pronta a sfiorare ancora i clivi delle mie montagne, salutarli e dire...ci rivedremo presto, ma solo per qualche giorno.
Quando, non so, come, lo ignoro.
Sono pronta ad essere forte e accettare lo sconvolgimento che tutto questo caos ha comportato.
Le tende. La gente errante senza direzione, la rabbia, la paura, la polvere, i pezzi di casa macerie.
Sono pronta a ringraziare l'Universo per aver salvato le persone che amo. I posti fisici si ricostruiranno.
Quello dello spirito rimaranno tatuati nel cuore, ma quando gli affetti evaporano, il vuoto che lasciano è incolmabile.
Ringrazio Dio per avermi almeno risparmiato questo.
Ritorneremo a stare tutti insieme, un giorno.
Per adesso, io sarò forte!
Rondinella senza nido!
Vicky commenti...L'Audizione è andata bene, o meglio, io ho fatto il possibile.
Bevuta una Redbull per energizzarmi un po' mi sono buttata, e considerando quanto io sia ipercritica e severa nei miei confronti, se dico che è andata bene, e certo, perché davvero, recitare in un'altra lingua e per una compagnia straniera (inglese...e si sa quanto loro siano maghi delle Stage performances), bè non è facile! quindi non posso lamentarmi.
Ad ogni modo questa compagnia qui è veramente DODGE, che in inglese significa...non me la racconta giusta, e quindi se mi sceglieranno sta volta o no è tutto da vedere!
Decine di audizioni e alla fine prendono sempre chi conoscono. Amici di amici, amichette e amichetti, cugini e cuginetti, sorelle e fratellini...e la solita storia, io sono l'unica straniera, e non è una scusante, ma ineffetti ho come l'impressione di non essere proprio ben vista...
Insomma, come dire...tutto il mondo è paese! |
Salve a te straniero,Nyaria ti da il benvenuto nel suo bosco segreto.tra i suoi fiori lei ti accogliera' con cibo e bevande speziatee allieterà la tua permanenza cantando la sua musica soave.Tu però non dimenticare di lasciare un saluto prima di ripartire per il tuo lungo viaggio.
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