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日志


    9月12日

    COM'E' DIFFICILE

     
    COM'E' DIFFICILE GUARDARSI INTORNO E CAPIRE CHE E' TUTTO CAMBIATO. IRRIMEDIABILMENTE ROVINATO IN UN CUMULO DI PIETRE E POLVERE.
    COM'E' DIFFICILE ACCETTARE CHE NULLA E' DAVVERO ETERNO E CHE IL DESIDERIO DI ETERNITA' E' SOLO UN BISOGNO DELL'UOMO CHE HA PAURA DI MORIRE.
    ANCHE L'UOMO PIU' SAGGIO HA PAURA DI CAMBIARE NEL TEMPO, E PER ALLEGERIRE IL PESO DI QUESTO INEVITABILE DESTINO INVESTE DI ETERNITA' I SUOI PUNTI FERMI. 
    POI ANCHE QUELLI SI SBRICIOLANO E NOI CI RITROVIAMO A CAMMINARE SOTTOSOPRA NELL'ETERE SENZA SPAZIO E SENZA TEMPO E TUTTO DIVENTA IMPOSSIBILE DA RICONOSCERE ED ACCETTARE.
     
    ***
     L'Aquila Domenica 31 Agosto 2009.
     
    E' notte e sono appena tornata al paese di mia madre, sempre nel Cratere, ma meno distrutto degli altri.
    Da ieri pomeriggio sono stata di nuovo all'Aquila. Non riesco davvero ad andarmene. Sento che devo essere li', curva notte e giorno sulla mia regale aquila ferita a morte. Assisterla, darle acqua e tamponarle il corpo gonfio e sanguinolento.
    E nello stesso tempo mi sento debole ed impotente un po' come il lupo in Lady Hawk che, da qualche parte sulle vette intorno, ulula nella notte piangendo il suo falco colpito da una freccia malvagia. Lui, il lupo cavalliere, e' inutile in una simile situazione, e non puo' fare altro che aspettare e pregare, mentre il suo falco principessa, nascosto nella Torre di Calascio, si affida alle cure dal frate consapevole.
     
    Questa volta ci sono andata con il mio amico Stefano. Dovevamo  essere almeno in due per avventurarci in quel purgatorio. Per entrambi e' stata la prima volta al centro storico da quando lo hanno riaperto dopo il terremoto e sin dall'inizio sapevamo che il viaggio sarebbe stato duro.
    La mia mente ha osservato tutto con apparente freddezza, il mio sguardo perso si e' riflesso nel pallore irreale delle facce cenere di gente fantasma. Muovevo un passo dopo l'altro come ipnotizzata. I miei piedi salutavano il selciato conosciuto, eppure gli occhi stentavano a riconoscere la realta' sfigurata dalla polvere tra paesaggi di ferro e fasce di contenimento.
    Ho sentito le orecchie dolermi come assordite dal silenzio irreale che c'era, eppure non eravamo soli a fare il percorso.
    C'erano centinaia di corpi a fluttuarci intorno, ma non un suono a colorare l'aria. Questo particolare era talmente fuori proporzione da sconvolgere interamente il rigido ordine del mio piccolo mondo interiore costruito a fatica.
    Sui balconi in Piazza Duomo e su quelli ancora visibili per i Portici c'erano ancora appesi i manifesti del Cristo morto per la processione del Venerdi santo del 24 Aprile.
    Una sfilata che non c'e' mai stata allora, ma che appariva evidente adesso, in questo primo ufficiale giorno di apertura del centro.
    E la processione questa volta era davvero di una tristezza fuori dal comune. Tutti camminavano senza parlare. Il sottofondo, a farci attenzione, era solo un formicolio di frasi bisbigliate, sbigottite. Si avanzava avanti e indietro come automi programmati da tetre menti grige. Spaventati di alzare gli occhi e guardarsi intorno, spaventati dai contorni di questa nuova realta' imposta ancora difficile da metabolizzare. Ed erano davvero tanti li', che vagavano da soli o si riunivano in crocchi sparsi. Tutti ad illuderci che la vita fosse ripresa come prima, che ogni cosa fosse tornata al suo posto, a quando ci si cullava al ritmo della magica danza di passi e voci dei miti pomeriggi estivi e dei rigidi sabati invernali, coreografie complesse ballate da ognuno di noi con vivace discrezione lungo quello stesso Corso cosi' pieno di vita e negozi.
     
    Ad un certo punto riesco a trovare uno spazio tutto mio, una frazione di secondo per respirare il cielo sopra di me e scoprire i contorni delle nuvole tingersi di rosso e diventare di impalpabile viola e giallo. Ho sospirato una volta in piu' e di nuovo mi sono chiesta la stessa domanda: ma dov'e' andata a finire quella magia? Gia', c'e' ancora sembra, ma se di magia si tratta questa volta deve essere nera e continua ad avvolgerci  impietosa. Dov'e' L'Aquila? Dove son finiti tutti? Dov'e' andato a finire il Corso? Quel lungo cammino fatto di facce conosciute e voci familiari, identita' di un popolo discreto che teneva per se' le discussioni e i problemi locali. Un popolo che si e'visto invece balzare sulle cronache di tutto il mondo senza che lo avesse formalmente richiesto.
    Un popolo che nonostante tutto viveva bene nell'altipiano incorniciato da montagne e aria fresca e che adesso invece vaga su strade rese sconosciute da nuovi assetti di distruzione urbanistica fatti di crepe e vuoti al posto di palazzi e mura.
    Di fronte a tutto cio' ho finalmente preso dopo mesi coscienza del tutto. Ero a casa mia, si', ma solo per dati anagrafici. Quella che vedevo adesso infatti era una citta' sconosciuta in lacrime, vissuta da sconosciuti solo a tratti dal volto familiare che camminavano distraendosi per non doversi incontrare. Finalmente ho trovato il coraggio di analizzare il tumulto confuso dei miei piu' recenti pensieri e mi sono soffermata sul dettaglio che, viaggiando in macchina nei giorni precedenti, seppur consapevole di dove dovessi andare e di che strada prendere, continuavo a guardarmi intorno come fossi viaggiatrice in un mondo ignoto, e di come questa sensazione mi avesse ferito immensamente lasciandomi priva dell'unica realta' alla quale avevo sempre sentito di appartenere dalla nascita, nonostante il mio spirito mai sazio di esperienze mi avesse regalato 3 anni di curiosita' e l' impulso di gettarmi in diversi viaggi da rondinella esploratrice.
    Tutto cio' che la mia mente stava vedendo e registrando mi e' apparso cosi' sbagliato ed ingiusto da farmi fuggire in preda al panico e allora tutte le emozioni della giornata, unite a quelle dei mesi precendenti, mi hanno travolta con la forza urto di un maremoto impazzito. Sono stata malissimo per tutti i giorni successivi e piu' si avvicinava il giorno della mia ennesima  partenza, piu' mi struggevo al pensiero che davvero, infondo al mio cuore, non sapevo piu' dove andare. Dove sarei stata bene, dove mai avrei potuto ricostruire la mia felicita'di un infinito.
     
    Com'e' difficile accettare che sia tutto cambiato, che tutto e' cosi' diverso da confondere anche la mente piu' lucida. Com'e' difficile accettare che la realta' presente e' anche peggio di cio' che e' nei peggiori incubi, e che questo maledetto tempo che passa scivola via cosi' in fretta che non ci permette nemmeno di abituarci piano piano all'idea.
    L'idea orribile che niente sara' piu' come prima. Che forse una minima parvenza di com'era la avremo fra tantissimi anni, quando nel bene o nel male tutti noi saremo comunque cambiati. Quando saremo talmente adulti da aver nascosto nella nebbia tutte le vecchie sensazioni giovanili, quando saremo assillati da altre priorita' ed altri interessi e che per questo troveremo difficile se non impossibile rivivere con la spensieratezza di prima cio' che eventualmente ci verra' restituito.
    Troveremo allora cosi' ingiusto aver vissuto il resto della nostra vita fino ad allora, provando una irreparabile nostalgia che sarebbe potuta giungere piu' tardi e con maggiore naturalezza ad innaffiare i nostri cuori stanchi, ma che invece ci e' stata imposta prematuramente e con violenza per capriccio della natura impietosa.
     
    Comunque dico che nessuno si preoccupi per me. Chi mi conosce lo sa, la rondinella psicopatica e' forte, anzi fortissima, e non glielo permettera' a questo bastardo terremoto di buttarla giu'!
    Io sono un'aquilana pura e vera e la mia forza mi fara' volare oltre polemiche e piagnisdei!
    E come vorrei che anche tutti gli altri fossero cosi', uniti per agire e andare avanti a testa alta, per vincere, per ridare un senso al tutto e colorare di eternita' cio' che adesso sembra essere perito per sempre.
    Io dico che agire rende vivi.
     
    Com'e' difficile osservare la terra e gli uomi inghiottire il mio Regno da lontano!
    E continuo a sentirmi,  dal 6 aprile, come un leone in gabbia. Vorrei fare tante cose, ma non so da dove iniziare. Questa lontananza fisica che ormai e' diventata una necessita' e non piu' una scelta, e la mancanza di un talento specifico e appropriato alla situazione mi impediscono di imporre la mia buona volonta'.
    Non posso fare niente, dunque, e la cosa mi uccide piano piano con una sadicita' oltre i limiti, facendomi sentire distante da tutto. Da li' la cui realta' sembra non appartenermi piu', e da qui la cui realta' non mi e' mai appartenuta.
     
     
    MA LA RONDINELLA PSICOPATICA SENZA NIDO E' PRONTA A MIGRARE OVUNQUE QUESTA VITACCIA VORRA'E A COGLIERE IL BUONO DA TUTTE LE SITUAZIONI.
    NON E' MAI TROPPO TARDI DEL RESTO, ED UN RAGGIO DI SOLE PRIMA O POI TORNERA' DI NUOVO AD ILLUMINARE LA MENTE.
     
    LA PIOGGIA NON PUO' CADERE IN ETERNO AD ALIMENTARE IL CAOS DI PENSIERI E SENSAZIONI!

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