Vicky's profileIl Meraviglioso mondo di...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    September 12

    COM'E' DIFFICILE

     
    COM'E' DIFFICILE GUARDARSI INTORNO E CAPIRE CHE E' TUTTO CAMBIATO. IRRIMEDIABILMENTE ROVINATO IN UN CUMULO DI PIETRE E POLVERE.
    COM'E' DIFFICILE ACCETTARE CHE NULLA E' DAVVERO ETERNO E CHE IL DESIDERIO DI ETERNITA' E' SOLO UN BISOGNO DELL'UOMO CHE HA PAURA DI MORIRE.
    ANCHE L'UOMO PIU' SAGGIO HA PAURA DI CAMBIARE NEL TEMPO, E PER ALLEGERIRE IL PESO DI QUESTO INEVITABILE DESTINO INVESTE DI ETERNITA' I SUOI PUNTI FERMI. 
    POI ANCHE QUELLI SI SBRICIOLANO E NOI CI RITROVIAMO A CAMMINARE SOTTOSOPRA NELL'ETERE SENZA SPAZIO E SENZA TEMPO E TUTTO DIVENTA IMPOSSIBILE DA RICONOSCERE ED ACCETTARE.
     
    ***
     L'Aquila Domenica 31 Agosto 2009.
     
    E' notte e sono appena tornata al paese di mia madre, sempre nel Cratere, ma meno distrutto degli altri.
    Da ieri pomeriggio sono stata di nuovo all'Aquila. Non riesco davvero ad andarmene. Sento che devo essere li', curva notte e giorno sulla mia regale aquila ferita a morte. Assisterla, darle acqua e tamponarle il corpo gonfio e sanguinolento.
    E nello stesso tempo mi sento debole ed impotente un po' come il lupo in Lady Hawk che, da qualche parte sulle vette intorno, ulula nella notte piangendo il suo falco colpito da una freccia malvagia. Lui, il lupo cavalliere, e' inutile in una simile situazione, e non puo' fare altro che aspettare e pregare, mentre il suo falco principessa, nascosto nella Torre di Calascio, si affida alle cure dal frate consapevole.
     
    Questa volta ci sono andata con il mio amico Stefano. Dovevamo  essere almeno in due per avventurarci in quel purgatorio. Per entrambi e' stata la prima volta al centro storico da quando lo hanno riaperto dopo il terremoto e sin dall'inizio sapevamo che il viaggio sarebbe stato duro.
    La mia mente ha osservato tutto con apparente freddezza, il mio sguardo perso si e' riflesso nel pallore irreale delle facce cenere di gente fantasma. Muovevo un passo dopo l'altro come ipnotizzata. I miei piedi salutavano il selciato conosciuto, eppure gli occhi stentavano a riconoscere la realta' sfigurata dalla polvere tra paesaggi di ferro e fasce di contenimento.
    Ho sentito le orecchie dolermi come assordite dal silenzio irreale che c'era, eppure non eravamo soli a fare il percorso.
    C'erano centinaia di corpi a fluttuarci intorno, ma non un suono a colorare l'aria. Questo particolare era talmente fuori proporzione da sconvolgere interamente il rigido ordine del mio piccolo mondo interiore costruito a fatica.
    Sui balconi in Piazza Duomo e su quelli ancora visibili per i Portici c'erano ancora appesi i manifesti del Cristo morto per la processione del Venerdi santo del 24 Aprile.
    Una sfilata che non c'e' mai stata allora, ma che appariva evidente adesso, in questo primo ufficiale giorno di apertura del centro.
    E la processione questa volta era davvero di una tristezza fuori dal comune. Tutti camminavano senza parlare. Il sottofondo, a farci attenzione, era solo un formicolio di frasi bisbigliate, sbigottite. Si avanzava avanti e indietro come automi programmati da tetre menti grige. Spaventati di alzare gli occhi e guardarsi intorno, spaventati dai contorni di questa nuova realta' imposta ancora difficile da metabolizzare. Ed erano davvero tanti li', che vagavano da soli o si riunivano in crocchi sparsi. Tutti ad illuderci che la vita fosse ripresa come prima, che ogni cosa fosse tornata al suo posto, a quando ci si cullava al ritmo della magica danza di passi e voci dei miti pomeriggi estivi e dei rigidi sabati invernali, coreografie complesse ballate da ognuno di noi con vivace discrezione lungo quello stesso Corso cosi' pieno di vita e negozi.
     
    Ad un certo punto riesco a trovare uno spazio tutto mio, una frazione di secondo per respirare il cielo sopra di me e scoprire i contorni delle nuvole tingersi di rosso e diventare di impalpabile viola e giallo. Ho sospirato una volta in piu' e di nuovo mi sono chiesta la stessa domanda: ma dov'e' andata a finire quella magia? Gia', c'e' ancora sembra, ma se di magia si tratta questa volta deve essere nera e continua ad avvolgerci  impietosa. Dov'e' L'Aquila? Dove son finiti tutti? Dov'e' andato a finire il Corso? Quel lungo cammino fatto di facce conosciute e voci familiari, identita' di un popolo discreto che teneva per se' le discussioni e i problemi locali. Un popolo che si e'visto invece balzare sulle cronache di tutto il mondo senza che lo avesse formalmente richiesto.
    Un popolo che nonostante tutto viveva bene nell'altipiano incorniciato da montagne e aria fresca e che adesso invece vaga su strade rese sconosciute da nuovi assetti di distruzione urbanistica fatti di crepe e vuoti al posto di palazzi e mura.
    Di fronte a tutto cio' ho finalmente preso dopo mesi coscienza del tutto. Ero a casa mia, si', ma solo per dati anagrafici. Quella che vedevo adesso infatti era una citta' sconosciuta in lacrime, vissuta da sconosciuti solo a tratti dal volto familiare che camminavano distraendosi per non doversi incontrare. Finalmente ho trovato il coraggio di analizzare il tumulto confuso dei miei piu' recenti pensieri e mi sono soffermata sul dettaglio che, viaggiando in macchina nei giorni precedenti, seppur consapevole di dove dovessi andare e di che strada prendere, continuavo a guardarmi intorno come fossi viaggiatrice in un mondo ignoto, e di come questa sensazione mi avesse ferito immensamente lasciandomi priva dell'unica realta' alla quale avevo sempre sentito di appartenere dalla nascita, nonostante il mio spirito mai sazio di esperienze mi avesse regalato 3 anni di curiosita' e l' impulso di gettarmi in diversi viaggi da rondinella esploratrice.
    Tutto cio' che la mia mente stava vedendo e registrando mi e' apparso cosi' sbagliato ed ingiusto da farmi fuggire in preda al panico e allora tutte le emozioni della giornata, unite a quelle dei mesi precendenti, mi hanno travolta con la forza urto di un maremoto impazzito. Sono stata malissimo per tutti i giorni successivi e piu' si avvicinava il giorno della mia ennesima  partenza, piu' mi struggevo al pensiero che davvero, infondo al mio cuore, non sapevo piu' dove andare. Dove sarei stata bene, dove mai avrei potuto ricostruire la mia felicita'di un infinito.
     
    Com'e' difficile accettare che sia tutto cambiato, che tutto e' cosi' diverso da confondere anche la mente piu' lucida. Com'e' difficile accettare che la realta' presente e' anche peggio di cio' che e' nei peggiori incubi, e che questo maledetto tempo che passa scivola via cosi' in fretta che non ci permette nemmeno di abituarci piano piano all'idea.
    L'idea orribile che niente sara' piu' come prima. Che forse una minima parvenza di com'era la avremo fra tantissimi anni, quando nel bene o nel male tutti noi saremo comunque cambiati. Quando saremo talmente adulti da aver nascosto nella nebbia tutte le vecchie sensazioni giovanili, quando saremo assillati da altre priorita' ed altri interessi e che per questo troveremo difficile se non impossibile rivivere con la spensieratezza di prima cio' che eventualmente ci verra' restituito.
    Troveremo allora cosi' ingiusto aver vissuto il resto della nostra vita fino ad allora, provando una irreparabile nostalgia che sarebbe potuta giungere piu' tardi e con maggiore naturalezza ad innaffiare i nostri cuori stanchi, ma che invece ci e' stata imposta prematuramente e con violenza per capriccio della natura impietosa.
     
    Comunque dico che nessuno si preoccupi per me. Chi mi conosce lo sa, la rondinella psicopatica e' forte, anzi fortissima, e non glielo permettera' a questo bastardo terremoto di buttarla giu'!
    Io sono un'aquilana pura e vera e la mia forza mi fara' volare oltre polemiche e piagnisdei!
    E come vorrei che anche tutti gli altri fossero cosi', uniti per agire e andare avanti a testa alta, per vincere, per ridare un senso al tutto e colorare di eternita' cio' che adesso sembra essere perito per sempre.
    Io dico che agire rende vivi.
     
    Com'e' difficile osservare la terra e gli uomi inghiottire il mio Regno da lontano!
    E continuo a sentirmi,  dal 6 aprile, come un leone in gabbia. Vorrei fare tante cose, ma non so da dove iniziare. Questa lontananza fisica che ormai e' diventata una necessita' e non piu' una scelta, e la mancanza di un talento specifico e appropriato alla situazione mi impediscono di imporre la mia buona volonta'.
    Non posso fare niente, dunque, e la cosa mi uccide piano piano con una sadicita' oltre i limiti, facendomi sentire distante da tutto. Da li' la cui realta' sembra non appartenermi piu', e da qui la cui realta' non mi e' mai appartenuta.
     
     
    MA LA RONDINELLA PSICOPATICA SENZA NIDO E' PRONTA A MIGRARE OVUNQUE QUESTA VITACCIA VORRA'E A COGLIERE IL BUONO DA TUTTE LE SITUAZIONI.
    NON E' MAI TROPPO TARDI DEL RESTO, ED UN RAGGIO DI SOLE PRIMA O POI TORNERA' DI NUOVO AD ILLUMINARE LA MENTE.
     
    LA PIOGGIA NON PUO' CADERE IN ETERNO AD ALIMENTARE IL CAOS DI PENSIERI E SENSAZIONI!
    August 07

    NONOSTANTE TUTTO

     
     
    IL  POVERO SPAZIO DI NYARIA, MISERAMENTE  ABBANDONATO NELL'ULTIMO TRISTE PERIODO....ZITTO ZITTO HA FATTO
    2037 VISTE...
     
     
    Anche se ultimamente quasi nessuno lascia un messaggio nel Bosco di Nyaria ...la fatina e' comunque contenta perche' sa che dei viandanti, seppur silenziosi, si fermano ugualmente a riposare tra i fiori magici del suo bosco incantanto.
     
     
    CIAO!!!!
    May 31

    22 Maggio - impressioni di un ritorno a casa

     

     

    DIVORATA DA UNA REALTA’ DESOLATA, INGOIO SILENZIOSA LE MIE EMOZIONI..

     

     

    La macchina procede lenta sulla strada statale. Sto tornando a casa.

    So quello che mi aspetta perché la potenza dei media mi ha permesso di conoscere senza essere fisicamente presente. Perché i racconti dei miei migliori amici e della mia famiglia, come in un prezioso collage, in questi due mesi, hanno riordinato ed incollato insieme le immagini nella mia mente confusa.

    Le prime case iniziano a defilarsi, sotto il sole bollente sembrano spettri pietrificati.

    Vetri rotti, calcinacci a terra. Il mio cuore fibrilla. Non so se sono davvero pronta ad affrontare tutto quello che mi aspetterà.

    Alla rotonda di Santa Barbara i miei occhi si incollano al palazzo di Roman Bar, sventrato da un lato, ma la macchina accelera, non guido io, e so che chi è al volante, nuovo al paesaggio esattamente come me, avrebbe voglia di accelerare anche a 200 chilometri orari, se solo gli fosse consentito. La distruzione sta allagando anche il suo cuore.

    Più salgo verso San Sisto più il quadro si fa vivido nella sua intima tragicità. Pezzi di strada transennati. Le fasce bianche e rosse a delimitare aree dinanzi a costruzioni pericolanti, ed erano tante. Infinto elenco di punti di riferimento cancellati. Inghiottiti da voragini. Giocattoli ammaccati. Scene che erano sempre appartenute ad altre realtà, adesso entrano perentorie nella quiete della vita aquilana. La smontano. La distruggono. La divorano fameliche.

    I luoghi dove sono cresciuta, mutilati e desolati. Abbandonati. Lasciati sotto il sole a squagliarsi miseramente. I balconi sono senza un fiore. Niente cani ad abbaiare nei giardini. Nessuno fuori a lucidare la macchina. Nessuno che corre a Piazza D’Armi, ma solo un mare di blu plastificato che farebbe esplodere la calura anche in un congelatore regolato al massimo ed ermeticamente sigillato.

    Nessuno che si ferma nei negozietti a fare spesa al volo. Niente. Nessuno. Il vuoto.

    All’edicola la strada è chiusa. Si deve girare verso le Biondi. Subito il cuore si raggela nel vedere polverizzata una delle prime casette sulla strada. So di conoscere chi ci abitava, ma al momento non voglio ricordare. Non ci voglio pensare. Mi hanno detto che li sono tutti morti.

    Un respiro profondo, un addio solenne, un altro respiro e poi procedo verso l’Istituto delle Inapli. La parte di sopra ha un buco che abbraccia tutta la parete. A terra il risultato dell’esplosione.

    Il palazzo di “Delizie Alimentari Di Carlo” è anch’esso crepato. Attraversato da immense X che corrono lungo le pareti. La strada per San Sisto è sbarrata. Il Castello Rivera è pericolante.

    Proseguo lungo via San Giuliano. Tra una 50 di metri la traversa di casa mia.

    Ecco, adesso sto girando. Vedo. I miei pensieri rotolano lungo il pendio della memoria. Immagini vivide, immagini sbiadite. Volti. Ricordi. Voci. Ci sono 3 palazzine a mattoncini marroni, quelle dove vivevano i miei amici di infanzia. Sono tutte esplose al piano terra. Ingoio. Respiro. Occhi aperti sgranati. Gola secca. Cuore impazzito. Dolorante. Furente. Tra gli alberi in lontananza scorgo il bianco delle pareti di casa mia. Cerco di autoconvincermi che sia tutto a posto, ma so che non è così. Vedo le due tende montate da mio fratello. Mia madre siede su una sediuccia a pulire i faggiolini. Tentativo umile di ridare il senso di quotidiano ad una vita cancellata in 42 secondi. Il mio cagnolone gigante mi viene incontro. Nasconde la testa tra le mie gambe. Sta lì per un po’. Sembra non voglia più andarsene. Lei Gaia, non ha le parole per esprimersi, ma io la conosco bene perché l’ho cresciuta, e so che le sue coccole, questa volta, sono più per dirmi quanto anche lei stia male e stia soffrendo, che per darmi l’ennesimo ben venuto. Lei per una settimana è stata in silenzio. Nascondeva il suo terrore dietro la scorsa dura del suo animo selvaggio, ma non ha mangiato per una settimana intera, e quando mio padre ha deciso di riportarla a casa, perché dopo il terremoto erano andati tutti a stare a casa di mia zia a Balsorano, lei, che aveva capito al volo, ha persino tentato di moderlo.

    Inizio a girare intorno, a perlustrare. Più vado avanti più inizio finalmente a prendere definitiva coscienza. Sento di aver perduto il mio passato. I punti di riferimento sono ceduti. Sono partita due anni fa, ma sono sempre tornata. Spesso. Appena potevo. L’Aquila mi salutava e ogni volta mi regalava un po’ del sapore del mio passato, lasciando che  esso rivivesse tra amici mai partiti, famiglia ed abitudini mai sopite. Adesso tutto questo non c’è più.

    Con tutto l’ottimismo del mondo niente sarà più come prima.

    Casa mia, che si erge oltre una salitina, forse proprio perché più in alto, è quella che pare aver  subito più danni. Stento a riconoscerla. Faccio fatica ad accettare che il tetto forte e sicuro, costruito da mio nonno e dalla sua impresa di costruzioni, sia ceduto così, come burro al contatto con un coltello rovente.

    Ad ogni scossa, anche forte, quando ero piccola, mamma  ci diceva di stare tranquilli, che nonno e i suoi amici ingegneri, con i quali aveva costruito la palazzina, ognuno per darla ai propri figli, avevano tirato su la casa seguendo tutti i criteri antisismici e mettendoci la massima cura nella scelta di materiali ed uomini.

    Quando eravamo piccoli, dopo un terremoto, noi stavamo tranquilli e se era notte tornavamo a dormire. Altre volte papà diceva di prendere delle coperte ed uscire. Andavamo alla Fontana Luminosa e stavamo lì, in macchina, insieme a tanti altri. Per noi ragazzini sembrava quasi una festa. Con cautela e delicatezza nessuno era mai davvero spaventato.

    “Perché anche quella sera non siete usciti almeno dopo la seconda scossa forte?”

    “Perché prima tutta l’informazione che c’è stata adesso non c’era, e ognuno si regolava secondo il proprio istinto e buon senso. Adesso ci dicevano a tutti di stare tranquilli”

    Nelle parole di mia madre leggevo tristezza e accettazione passiva degli eventi. Debolezza, incapacità di trovare motivazioni per reagire. Eravamo benestanti noi. Non ci potevamo davvero lamentare. Mio nonno costruttore ci aveva lasciato ciò che per lui era il miglior investimento. Case. “Ora sono tutte da rifare ed i soldi non ci sono. Non abbiamo più nulla” continuano a ripetermi i miei genitori senza mezzi termini, e la verità mi sbatte in faccia dura come una mattonata .

    Casa nostra, nella quale sono cresciuta, sembra essere uscita da un bombardamento. Ho tremato solo al tentativo di immaginarmi cosa quella notte sia potuta essere, ma non posso immaginarmelo, mi dicono tutti quelli che c’erano, perché io non c’ero.

    Già, è vero. Io non c’ero. Potevo esserci, ma il destino ha voluto risparmiarmi.

    L’unica cosa che io non potrò mai dimenticare, è la sensazione inspiegabile di pena e angoscia che ho avuto quella stessa notte senza un’apparente motivazione. Non potevo sapere, non potevo neanche immaginare. A casa, in Inghilterra, ero con i miei amici ad ascoltare musica e a ballare.

    Non potrò mai scordare tutti gli incubi che avevano bucato i miei sogni nei mesi precedenti. Gli incubi di quella notte, il senso di smarrimento che attorcigliò il mio stomaco, io che mi svegliavo nel mezzo della notte con il cuore in tumulto. I muscoli irrigiditi e pieni di acido lattico come avessi corso per un’ora. La mancanza di fiato. Il corpo in un bagno di sudore. Poi, alle 7 del mattino, che qui in Inghilterra sono le 6, il messaggio di mio padre “FORTE SISMA – DISCRETI DANNI – NOI STIAMO BENE” e l’intero mondo che collassava su di me.

     

    Ho girato per due giorni, ovunque fosse possibile andare. Ho visto la voragine che si è aperta per la stradina che va al Beato Vincenzo, a San Giuliano. Sono stata alla Tendopoli di Villa Sant’Angelo, sono salita al lago Sinizzo e ho guardato le gigantesche crepe sulle sue sponde calme.

    Era una giornata afosa, ma questa volta non c’era nessuno allungato sull’erba a prendere il sole. Nessuno nell’acqua a fare il bagno.

    Tutto era silenzio, tutto era discreto cinguettio di uccelli e scomposto gracidare di raganelle. La natura sembra essersi ripresa con forza ciò che gli apparteneva.

    Ovunque andassi i volti delle persone sapevano di rassegnazione finale ad una sorte amara. Le voci senza colore, gli occhi senza luce, le espressioni del volto senza calore.

    Quello che ho avvertito è un senso di totale abbandono agli eventi. Nessun controllo sulla realtà. Fatalismo. Mancanza totale di fiducia verso le autorità.

    Consapevolezza inconscia di essere slittati in un parallelo diverso. Sbagliato. Incapacità di dare una spiegazione agli eventi, di metabolizzare l’esperienza. Di capire dove sia la lezione e cosa dover apprendere da tutto ciò. Perché niente accade senza un motivo, ma nell’immediato c’è solo dolore e sconforto e ci si sente tutti deboli e disorientati.

    In certi casi le convivenze forzate stanno sgretolando i rapporti. Sotto stress ognuno caccia il lato peggiore e nessuno ha la forza di comprendere, di giustificare, di chiarire. In un’altra situazione ci sarebbe stata maggiore disponibilità, ma adesso tra la popolazione, non esiste un più forte o un più fortunato. L’intera collettività, dal medico all’avvocato, dal negoziante all’impiegato, dal poliziotto al civile, dall’aquilano all’extracomunitario, condivide la stessa sorte. La stessa tenda, la medesima stella, e nessuno ha un vicino a cui rivolgersi o su cui appoggiarsi senza essere un peso. Ognuno sembra essere peso anche per se stesso. La frustrazione e la tristezza aumentano. Menti confuse, Cuori allagati. Anime erranti in un purgatorio desertificato. Dov’è L’Aquila?

    L’Aquila, discreta e silenziosa, non è mai stata al centro delle cronache. Chiusa tra i profili austeri delle sue montagne, dormiva dignitosa nell’altipiano e non dava fastidio a nessuno.

    Adesso si ha il senso che questo nessuno non abbia alcun interesse a curare le ferite di una città morta..

    Al di là di schieramenti politici ed ideologie, per me al potere sono tutti uguali. Gli esseri umani, per loro limitazione materiale, agiscono solo per assicurarsi gli interessi personali più immediati, e quando le luci si spengono e si va a dormire sotto un tetto sicuro, lontano da drammi e responsabilità, chi governa fa sogni d’oro e dimentica il resto. Infondo domani è un altro giorno.

    E la solidarietà? La solidarietà esiste, ma a volte io mi domando se non sia davvero solo fine a se stessa. Da tutto il mondo piovono soldi per ricostruire L’Aquila, ma dove sono poi tutti questi soldi? Sarà vero o è un’altra demagogica costruzione dei media?

    Il trasferimento del G8 a L’Aquila, che prima nessuno avrebbe mai minimamente pensato di organizzare qui, è stato davvero concepito per non far spegnere l’interesse sull’Aquila o è solo un altro modo per Berlusconi di farsi pubblicità?

    Il fatto è che L’Aquila non ha bisogno di strade e strutture per organizzare questa chermesse di potenti senza scrupoli che fingono di condividere il dolore di una collettività spezzata. Per essere davvero un evento spontaneo e puro, questi tipi dovrebbero arrivare e non aspettarsi niente altro che desolazione, perché è cosi che L’Aquila è al momento.

    In questi giorni, per quanto so sia orribile augurare ad altri l’esperienza aquilana, un pensiero macabro ma profondamente ottimista sta accarezzando la mia mente…che si stiano invece ponendo le basi per la rinascita di un nuovo corpo politico mondiale più consapevole ed onesto? Sì, che i capi delle 8 nazioni più potenti del mondo vengano risucchiati, proprio a L’Aquila, dalla terra arrabbiata, mentre sono riuniti a discutere di aria fritta presso le strutture della Guardia di Finanza.

    Sorrido. Dal sacrificio di una comunità, il bene dell’intero globo.

     

    Adesso sono di nuovo nella mia casetta inglese, noiosa e buia, ma nonostante L’Aquila non sia più quella di prima, nonostante nessuno dei miei amici sia più là, nonostante il centro, zona rossa, sia ancora presidiata come Beirut da truppe di soldati imperturbabili, e anche se una casa adesso non ce l’ho più, ho la voglia matta di tornare. Di stare lì. Di non partire più. Sono fiera di essere aquilana e vorrei esserci quando gli aquilani decideranno finalmente di reagire e di opporsi al potere corrotto come comunità unita e protesa a ricostruire la cosa più importante del mondo. La vita.

    Voglio essere positiva. So che succederà!

     

    Rondinella senza nido!

    May 22

    NUOVE PROVE

     
     
     
    Adesso mi accingo ad affrontare una nuova prova di vita.
    Dopo 1 mese e 22 giorni torno a casa.
    Tra alcune ore sarò nella mia città dalle ali strappate!
     
    Quanto strano e sconvolgente sarà, arrivare a casa e trovare cumuli di nulla ad aspettarmi.
    Sono pronta, ma ad esserci fisicamente sarà diverso. Più forte, più psicologicamente duro da reggere.
    Dormirò in una mini casa che non è mai stata mia, che sembra sia stata in quella via per Sassa che ho percorso infinite volte, da sempre, ma che io non ho mai visto.
    La mia vera casa, quella in cui sono cresciuta, quella in cui ho vissuto per 26 anni consecutivi, adesso esiste solo dall'esterno.
    Sbilenca, ferita, fessurata, scossa dalle fondamenta. L'aveva costruita mio nonno, che era un costruttore, e la fece con tutti i crismi. Tutte le tecniche migliori conosciute all'epoca. 33 anni fa.
    Bè, lei ha fatto il suo dovere. Ha resistito e ha salvato tutti coloro che c'erano dentro quella notte, ma adesso è lì ad occupare lo spazio senza poter esere a sua volta occupata. Che cosa direbbe mio nonno adesso? Quanto può far male vedere il frutto di tanti sacrifici ed attenzioni sgretolarsi sotto la forza della natura impietosa?
     
    Sono pronta, pronta a vedere la fetta più importante della mia vita scivolare via silenziosa tra gli spigoli della natura ostile.
    Arriverò e nessuno dei miei amici sarà lì ad accogliermi. Tutti andati via. Tutti lontani e sparpagliati. Tutti abbandonati all'incertezza di una vita amara che deve essere ricostruita.
     
    Sono pronta ad accettare la mia attuale condizione di esiliata, che non posso più tornare a casa e starci per tutto il tempo che eventualmente voglio, perché non c'è un posto per me. Non c'è più spazio. Non c'è più comodità, non c'è più una realtà solida di casa, di città, di gruppo, di comunità.
     
    Sono pronta a sfiorare ancora i clivi delle mie montagne, salutarli e dire...ci rivedremo presto, ma solo per qualche giorno.
    Quando, non so, come, lo ignoro.
    Sono pronta ad essere forte e accettare lo sconvolgimento che tutto questo caos ha comportato.
    Le tende. La gente errante senza direzione, la rabbia, la paura, la polvere, i pezzi di casa macerie.
     
    Sono pronta a ringraziare l'Universo per aver salvato le persone che amo. I posti fisici si ricostruiranno.
    Quello dello spirito rimaranno tatuati nel cuore, ma quando gli affetti evaporano, il vuoto che lasciano è incolmabile.
    Ringrazio Dio per avermi almeno risparmiato questo.
     
    Ritorneremo a stare tutti insieme, un giorno.
    Per adesso, io sarò forte!
     
    Rondinella senza nido!
    Vicky

    commenti...

    L'Audizione è andata bene, o meglio, io ho fatto il possibile.
    Bevuta una Redbull per energizzarmi un po' mi sono buttata, e considerando quanto io sia ipercritica e severa nei miei confronti, se dico che è andata bene, e certo, perché davvero, recitare in un'altra lingua e per una compagnia straniera (inglese...e si sa quanto loro siano maghi delle Stage performances), bè non è facile! quindi non posso lamentarmi.
     
    Ad ogni modo questa compagnia qui è veramente DODGE, che in inglese significa...non me la racconta giusta, e quindi se mi sceglieranno sta volta o no è tutto da vedere!
    Decine di audizioni e alla fine prendono sempre chi conoscono. Amici di amici, amichette e amichetti, cugini e cuginetti, sorelle e fratellini...e la solita storia, io sono l'unica straniera, e non è una scusante, ma ineffetti ho come l'impressione di non essere proprio ben vista...
     
    Insomma, come dire...tutto il mondo è paese!
    May 18

    La nuova audizione

    sweet charity....

     
    questa volta vado per Rosie e le Dance Hall Hostess!
    Selezioni di danza...fatte e digerite. Risultati? Lo scopriremo solo vivendo.
    Domani invece: libretto (come dicono gli inglesi) che poi non sarebbe altro che il nostro Copione, dunque la parte recitata, e musica.
    Tra i pezzi questo qui...che per me e' davvero fighissimo...
     
    Ps. ci aggiungo pure il video della base...magari qualcuno vuole fare un tentativo con il karaoke...ihihihihi
     
     
     
        
    May 06

    L'Aquila 6 Maggio 2009 - 1 mese è già passato!

    My Drops of memory.

    A distanza di un mese preciso, in ricordo ed in onore della mia città ferita.

    Nella speranza che tutti possano ritrovare  il coraggio e la forza di ricostruire e di tornare ad animare le strade antiche della mia bella L'Aquila!

     

    YouTube - L'Aquila 6 Aprile 2009
      
    April 19

    Ciao L'Aquila xxx

            
     
     

    - IL TERREMOTO   -

     

    IL DEMONE ROSSO CHE INGOIA TUTTO. SPIETATO. AVIDO. TERRIFICANTE.

     

    La sofferenza di chi non ha più nulla allaga i televisori. Fiumi di parole scorrono sui giornali, e poi frasi di cordoglio, frasi di vendetta, frasi inutili, di consuetudine. Fatte.

    Ma cos’è che si può fare adesso? Nulla! E’ troppo tardi. E un’intera vita di lavoro, di sacrifici, di sogni ed aspettative viene ingurgitata, così, come fosse aria, dall’avidità della natura che non risparmia nessuno.

     

    Nelle prime ore del mattino di lunedì 6 Aprile, L’Aquila è stata inghiottita dalla voragine ed ora non c’è più. Io che osservo da lontano, soffro e ingoio le mie lacrime al fiele.

    Io non c’ero, ma ho comunque avvertito il pericolo.

    Io rimpiango di non essermi trovata lì. Nella mia bellissima casa in Via San Giuliano. Dove sono cresciuta, dove ho vissuto per 26 interi, lunghissimi anni. La casa che ho lasciato per seguire il mio innato spirito di avventura. La mia irrequieta anima vagabonda, ma che ho sempre considerato l’unico punto fisso. L’unica certezza immobile di una vita da naufraga.

    Sì, lo rimpiango perché magari il mio sesto senso avrebbe aiutato i miei a salvare qualcosa, o magari avrei costretto tutti ad uscire dopo la seconda scossa forte e gli avrei risparmiato la sensazione di sentirsi cadere addosso l’edificio di una vita intera.

    Avrei comunque condiviso la paura di tutti. Amici e parenti. Quel terrore negli occhi ed il cuore che accelera le pulsazioni fin quasi a scoppiare. L’adrenalina cattiva che fa muovere i piedi tra cocci e calcinacci. L’istinto che induce alla fuga, che regala la salvezza.

    E adesso avrei forse più parole per consolare.

    “Sono stata fortunata” continuano a ripetermi tutti. E la loro voce ancora trema al ricordo di quell’orribile notte. Faccio lavorare la razionalità e so che hanno ragione. Del resto avrei potuto trovarmi lì, visto che stavo programmando una sorpresina a tutti. O sarebbe potuto succedere prima, quando ero tornata a casa per il mio compleanno, a Febbraio. Ricordo.

    La terra tremava da più di un mese, e già scorgevo nel viso tirato di tutti l’angoscia dell’impotenza. Il non sapere cosa fare. La rassegnazione. Il silenzioso e fiducioso affidarsi a quegli esperti che dicevano: è meglio se la terra tremi così, di continuo. Questo fa disperdere le energie  poco a poco.

    Chi a costruito quei palazzi di burro? Chi ha ristrutturato quelli antichi di blocchi di pietra.

    Chi ha dimenticato di puntellare le Chiese del patrimonio artistico. Collemaggio, Santa Maria Paganica, Le anime Sante e il Teatro comunale adesso piangono la loro arte. Le loro storie fatte di mistero, battaglie, amore e sacrifici. Fatte di rispetto e dignità.

    Vivere lontano in questi momenti azzanna al cuore. Un cazzotto sferrato allo stomaco, con un pugno di maglia di ferro. Gli incubi nella notte concretizzano le informazioni vaghe raccolte di giorno e le trasformano in demoni di fuoco.

    Impossibile sconfiggerli. Impensabile accantonarli in un angolo remoto del cervello.

    Vivere lontani rende impotenti, e la frustrazione si avvinghia alle gambe graffiando la pelle.

    Non si può dare un senso reale al tutto senza attivare la personale capacità di giudizio. Non si può discernere affidandosi solo alle notizie della stampa. C’è bisogno di immergersi a propria volta nel caos, e assorbire direttamente dolore e sconforto. Bisogna essere presenti e vedere con i propri occhi, ascoltare voci e racconti con le proprie orecchie. Toccare con le proprie mani.

    Vivere lontani lascia sospesi su un filo ballerino. E i vuoti d’aria nel petto sono tutti ansia di non capire. Di non sapere tutto. Sono il bisogno di convincersi. L’impossibilità a trovare un appiglio concreto da cui ripartire. Sono l’impotenza di non poter aiutare e di non essere lì per persone e cose che da sempre sono state la tua vita.

     

     

    Ed io L’Aquila voglio ricordarla così!

    *** *** ***

     

    L’Aquila. La mia bellissima terra. La mia preziosissima madre.

    Ogni angolo di lei, al mio ritorno, mi ha sempre sorriso amorevole.

    Lei, come il grande rapace di cui porta il nome. Nobile e orgogliosa sorvolava il mondo lasciandosi trasportare dalle correnti d’aria. Così ferma e immobile tra le sue alte montagne innevate. Il suo nido irraggiungibile.

    L’aria frizzantina dei vicoletti antichi. I suoi palazzi possenti. Vivi da centinaia di anni. Le sue chiese, i suoi angoli austeri e silenziosi.

    Lei, che prima di partire mi disse: vai, vai avanti nel tuo viaggio della vita e non aver paura. Io sarò sempre qui. Sempre uguale. Sempre felice di accoglierti se avrai bisogno di un posto amico in cui ripararti. Sarò sempre il punto fermo nella tua vita vagabonda. Sarò come la madre che accoglie il figlio che torna da lontano.

    Pensa a me se sarai triste, e parla a tutti di quanto sono bella. La tua terra sarà per sempre. Sarà lì a rappresentare il tuo passato che non passa mai, e in questa unica certezza inscalfibile, troverai ogni giorno la forza di non mollare.

     

    .

     

     

    Ciao L’Aquila.

    Adesso è il momento di tornare a volare.  

    April 13

    Adesso che ho raccolto finalmente tutti i pensieri mi chiedo...PERCHE'!

    Oggi non respiro

    La mia terra è sprofondata

    Oggi raccolgo lacrime

    aride e secche di polvere e pareti.

    Ascolto voci di morti conosciuti

    Ma non metto visi

    A decorare un nome.

    I miei occhi deserto

    Si chiudono al dolore

    Cercano ragioni

    Il senso di un perché

    La mente vaga tra rovine e mani

    Sussurri nelle orecchie

    Lamenti di spezzati che non vogliono morire.

    Emergo dal sonno

    Con il cuore in gola

    Perché mai il presente si è

    capovolto così?

    Perché il nulla lo ha sprofondato nel passato?

    Una candela arde sopra il mobile di legno.

    L’ho accesa io prima di dormire.

    Capisco solo ora che l’incubo è realtà.

    Brucia la fiamma a ricordare l’orrore

    che appena un mese fa ha cancellato un mondo.

    Il nostro piccolo universo antico fatto di luce e di colori.

    Di piacevole immobile sapore di familiarità.

    Si infrangono le mie certezze

    tra mura screpolate .

    Vedo nei miei incubi sconforto e paura.

    Le rovine si contorcono deboli

    sotto il rombo sordo della terra amara

    Mentre il vento soffia silente

    le montagne osservano impassibili

    La storia andare avanti. Ripetersi.

     

    L’Aquila ferita controlla l’agonia.

    La rabbia sorda di un popolo esiliato.

    Oggi chiedo agli angeli di regalarci la forza

    Abbiamo tutti bisogno di sperare.

    Il drago sparirà dissolto in incubo.

    Mentre la Regina dei monti avanzerà orgogliosa.

    Bella, forte, regale. Gentile.

    Fiera.

    March 21

    xxx

    Nella notte silenziosa, sento lo stomaco stringersi.
    E' pieno di sapore di nostalgia e ricordi, e si raggrinza al conttatto con l'impossibile afferabilità dello spazio.
    Mentre il cervello vorrebbe insegnare al cuore a stare in silenzio, il cuore grida furioso. 
    Grida che odia vedere il tempo passare.
    Urla che odia veder le stagioni arrivare con tanto strepitìo per voi volatirilizzarsi in punta di piedi.
    I suoi lamenti strazianti assordano le orecchie, e gli occhi lacrimano di compassione.
    Fotografie, flash, puzzles di vita.
    Il tempo forma l'anima e la rende indistrittubile, ma non la educa ad archiviare il passato.
    E la cosa peggiore è che sono sempre i bei momenti che fuggono veloci ma non spariscono mai.
    Si nascondono nella parte ombrosa della testa e inviano impulsi al cervello convulso.
    Un odore, un sapore, un colore, l'aria frizzantina della campagna al mattino, o l'odore di sterpame bruciato che riempie il tramonto.
    Un niente basta per scatenare la tempesta.
    Allora l'anima ricorda e soffre.
    Come vorrebbero dunque gli occhi poter sbattere le ciglia e riaprirle all'infanzia leggera.
    Non pensieri, non parole, solo speranze, sincere aspettative. E Coraggio, impazienza. Voglia di fare, bisogno di sognare.
    L'emozione rivissuta non sa di realtà e questa consapevolezza inevitabile uccide il sogno nebbioso.
    Poi il mare arriva con la sua alta marea, e mentre il vento increspa l'acqua cobalto, la sabbia di perle scivola lasciandosi cancellare.
    La pagina è di nuovo bianca, ma il cuore ormai di un secolo invecchiato non ha più pazienza per ricomninciare a scrivere.
     
    Se solo glielo avessero detto prima, se solo lo avesse ricordato! Questa volta avrebbe fermato la vita per racchiuderla in un'anfora dal collo strettissimo, e sarebbe rimasto a crogiolarsi per sempre del piacere di gustare il tempo infinito.
     
    Virginia rondinella psicopatica con un anno in più.
     
    Se non altro la primavera è giunta di nuovo!
    Accogliamo il nuovo sole e preghiamolo un po' di restare a farci compagnia.
    December 22

    Le ultime

    BUON NATALE A TUTTI QUANTI.
     
     
    E adesso le ultime dall'Inghilterra ...
     
     
    Nel nostro apuntamento ormai diventato mensile....
    La sapevate l'ultima?
    Sto male con un raffreddore e una tosse assurdi, ma che novità! Visto che è già la terza volta in un mese...il bello viene qui, domani parto per il "Polo Nord" hahahah ahahaha voglio farmi un sacco di risate!
    Vabbè dai, non vi preoccupate, non è che vado proprio SUL POLO NORD, ma in Svezia...hihihi ,vicino, ma ad una latitudine ancora accettabileA bocca aperta, e poi che dire...un aquilana mica si spaventa per il freddo e per uno stupido malanno di stagione!!!!!Arrabbiato
     
    Novità due: ho fatto le audizioni e ho preso un sacco di applausi. Io che sono assolutamente ipercritica nei miei confronti, questa volta sono tornata a casa veramente felice! Ho fatto davvero un buon lavoro. Ovviamente non è stato sufficiente a battere le candidate inglesi, ma vabbè, che ci vogliamo fare? Come si suol dire in un altro contesto, qui è tutto "mogli e buoi dei paesi tuoi". L'importante per il momento è che inzio a farmi notare, sono soddisfatta così, poi pian pianino entrerò anche io!!!!
    Ad ogni modo ringrazio vivamente il Telefilm "Una mamma per amica" e il canale inglese ITV1 che avendolo trasmesso continuamente per un intero sabato poco prima dell'audizione, ha collaborato a sviluppare in me un più che accetabile accento americano!!!! Animoticon Evviva!
     
     
    ***************
     
    Novità tre: Oggi ho voglia di svolgere un Tema sulle tradizioni e la cultura inglese.
     
    Tema: UN MATRIMONIO INGLESE....
    Svolgimento: O MIO DIO CHE NOIA!Assonnato , O MIO DIO CHE SENSO ESTETICO! PerplessoO MIO DIO CHE SFILATA DI INUTILITA'!Stralunato
     
    La mia collega Veronica si è sposata un paio di settimane fa, in un Hotel, e qui la moda è: si invitano amici e colleghi solo per il cosidetto party serale. Però il bigliettino con la lista di nozze si fa eccome! Del tipo : "Oh, guardate che io vi invito, ma ovviamente voglio il regalo"
    E noi, ingnari di questa strana usanza, ma guidati da uno strano presentimento: REGALO FATTO, £20 A TESTA E SFORZO ZERO!
    E meno male.
    Premetto che qui i regali si fanno sul sito internet del negozio dove si fa la lista di nozze e quelli del negozio lo recapitano direttamente a casa della sposa. In modo assolutamente freddo e incolore. Sorpresa. INACCETTABILE.
     
    L'appuntamento era alle 6.30 nella Hall dell'Hotel, io, per partito preso, me la prendo comoda e arrivo alle 7.30. Dopo essermi persa un paio di volte.
    I pochi colleghi invitati, invece, puntualissimi, sedevano con altri 10 o 11 sfigati sui divanetti, con una tazza di cappuccino freddo da un secolo.
    Gli invitati veri invece, sembrava stessero ancora mangiando e tutti questi altri poveretti erano lì ad aspettare da un'ora che qualcuno si degnasse di farli almeno entrare nella sala del famoso "ricevimento".
    "Accienti! Ed io che volevo arrivare ultima!"Arrabbiato
    I miei pochi colleghi di provenienza europea: 1 polacca con il fidanzato polacco, un italiano con la ragazza greca, una tedesca...erano tutti lì, affamati ed esterrefatti. "Ma che è questo? Mica si fa così!" ed un po' di fame cel'avevo anche io, a digiuno da colazione!
    Finalmente Veronica e John arrivano. La strana coppia: lui inglese 30enne dall'applombe very british e un tantinello succube di lei. Lei inglese ma con padre peruviano, 21enne, obesotta tipo balenottera di 100 chili e con un vestito da madimigella Cuneconda con il famoso cerchio, tipo quello che le bambine adorano per il loro vestito da Carnevale, perchè passano il tempo a girare su se stesse per fare la ruota e ammirrare come si gonfia la loro gonna da Principessa.
    Io mica me ne ero accorta all'inizio che Veronica era arrivata. Ero di schiena a chiacchierare pacificamente con Anna e Robert, i polacchi, quando ad un tratto ho sentito qualcosa metallica annoiare i miei tendini di Achille...mi sono girata ed era lei, con il suo cerchio, che parlava e si muoveva e mi segava le caviglie. Alla vista di cotanta classe ed eleganza non sapevo se ridere, piangere o teletrasportarmi alle Hawaii, in mezzo all'acqua cristallina a godere di sole e sabbia bianca per dimenticare il fastidio agli occhi feriti e ai tendini di Achille!
    Purtroppo però non cel'ho ancora il dono teletrasporto, e sono dovuta restare alla sfilata del GUSTO ZERO.
    C'erano addirittura tipe inglesi vestite come al ballo delle debuttanti ed erano talmente acchittate da sembrare veri alberi di Natale.
    Alla faccia della Recessione! Brillocchi e griffes ed esagerazioni senza fondo. Tutto questo ovviamente condito, in salsa di muffa, dall'architettura e dagli inetrni di questo "splendido Hotel" nella contea del Royal Berkshire!
    Sì, infatti, vogliamo parlare della Sala del "ricevimento?" Ne vogliamo discutere? E facciamolo va'!"
    Bè, questa sala del ricevimento era una stanzetta con un deejay sfigato e 3 barra 4 lucette intermittenti da karaoke per pub inglesi, che metteva musiche un po' latino americane... sconosciute, un po' revival inglese anni 80... Oh! Canzoni più tristi non ne poteva scegliere! Nemmeno gli ubriachi riuscivano a ballarle e lui che continuava..."forza, dai, ballate, ma come? Non balla nessuno?" e via dicendo. Nella stanza c'era il deserto. E un'aria soporifera da Diablok pronto a colpire.
    Allora un cristiano sobrio e saggio, alle nove di sera, senza cibo e senza bevande, dice: "almeno sediamoci" a domanda risposta... "E dove scusa?" Infatti c'erano quattro sedie in croce appoggiate alle pareti  che mi pareva di essere ritornata agli anni ottanta nelle feste che facevamo al garage. Ci mancava solo il gioco della bottiglia e il ballo della scopa e stavamo apposto.Perplesso
    "Bè allora ci sediamo?" Purtroppo non abbiamo potuto...le 4 sediucce erano già state tutte occupate da moribondi alcolizzati!
     
    Ore 9.30 gli sposi tagliano un dolce a tre piani che per quanta glassa bianca c'era sembrava di plastica, poi spariscono nel nulla. Forse avevano riserve di cibo e di liquidi dietro una qualche botola sul muro! Anche il dolce sparisce lasciando a tutti la bocca asciutta, per poi tornare tagliato in piattini di carta, abbandonato su un tavolo nell'altra stanza. Chi lo guardava diceva, meglio la bocca asciutta che quella schifezza! Dall'apparenza infatti, sembrava la brutta copia di torta della nonna cucinata dalla nipotina imbranata di 5 anni, e per questo non sembrava  difficile chrede che la gente passasse e non si accorgesse che fosse lì per essere mangiato ed ammirato in qualità di...DOLCE DI NOZZE...
    Vabbè,io che bado poco all'apparenza quando ho fame ne prendo un pezzo e per un po' non ci lascio un molare...chi lo aveva tagliato non si era neanche sforzato di rimuovere il pezzo di plastica che aveva sorretto il secondo o terzo piano della torta finta.
    Faceva schifo. Dovevo bere. La stanzetta sfigata della musica continuava ad essere vuota. Il dee jay sfigato continuava a pregare chiunque attraversasse la sua sfera di azione per un ballo, mentre il Sahara intorno a lui si faceva più vasto. Ma tutti dov'erano? E come ti puoi sbagliare... tutti gli inglesi erano ammassati davanti al bar. Brdiget Jones, cioe' io, mi avvicino, mi faccio largo a fatica, chiedo da bere...un Bacardi breezer..."mi dispiace, non c'è!" la risposta del cameriere...e allora voglio una Smirnoff ice..."sono 4 sterline!"
    "All'animaccia tua! Ma che devo pure pagarmi da bere?" Mi viene da sbottare, ma mi controllo. "No, bè, allora prendo una cocacola". Il tipo prende il bicchiere grande ed io, con un sorriso amorevole da angioletto "senza ghiaccio grazie!" Il tipo cambia bicchiere e prende quello piccolo. Nella sfilata delle apparenze sembrava che la quantità di bevanda fosse strettamente proporzionale alla presenza di ghiaccio, ma il prezzo era lo stesso! Scandalo!Sorpresa
     
    SENZA PAROLE.
     
    Alle 10.30 di sera, quando gli invitati veri avevano digerito, si apre finalmente il buffet, e noi, una ventina di invitati finti, con la fame da Biafra ci avventiamo ai tavoli. A questo punto la festa anni ottanta nel garage di casa si colora di sfumature più nette. Tramezzini, bignè, pizzette e rustici. Tutto stile inglese, certo, dunque anche peggio, ma non c'erano nenache i tovagliolini o le forchette. Alemeno a quelle, nella festa al garage, ci pensavano le mamme.
     
    Alla fine la ciliegina.... Il lancio del bouquet.
    Veronica, visibilmente contrariata, vorebbe lanciarlo guardando in faccia le invitate appositamente per scegliere la sua amichetta del cuore. Tutte invece inziano a gridarle in coro: girati di schiena, girati di schiena! Lei allora da un'occhiata alla sua amichetta che era proprio davanti a me e si capiscono a vicenda. Io, invece, sempre più Brdiget Jones, mi tiro notevolmente più indietro. L'intento era defilarmi da quella farsa, nel buio della stanzetta, e godermi la scena per farmi 4 risate a guardare le madamigelle inglesi spintonarsi e gridare: "a me, a me!"
    ...Tutto freme, l'aria si fa calda, unico momento di emozione di una serata morta, io che mi distraggo un secondo a parlare con Nadine, la mia collega tedesca e 'sta mattonata che per un po' non mi spiaccica la faccia. La balenottera Veronica purtroppo per la sua damigella d'onore, aveva aggiustato male il tiro ed io mi sono trovata ad afferrare il bouquet, così, di istinto,  piuttosto per proteggermi che per prenderlo davvero. In quel momento esatto tutte si girano ad appaludire, le mie colleghe mi abbracciano. Grande festa intorno a me, 5 secondi ed io mi accingo ad esaminare le prime implicazioni di una simile tradizione. 10 secondi e torno a respirare dopo lo spavento, 15 secondi ed inzio a farmi bella per la presa pronta del bouquet, 20 secondi netti ed ecco che la folla si apre. Come Dio sulle acque del mar Rosso Veronica ed il suo cerchio si fanno avanti minacciosi...il nero della sua faccia incazzata sbatteva sul bianco del suo vestito da Principessa Cuneconda e..."Che me lo ridai per favore?" Una mano che arraffa, io che cedo, il cerchio di Veronica che mi sega un po' anch le caviglie e il bouquet, che non ho fatto neanche in tempo a capire come fosse fatto, si dissolve tra le mie mani impotenti. A volte anche le balenottere sanno essere fulminee. Comunque lei sparisce per sempe e tutti, da festosi diventano sospettosi e delusi...
    "Ma dov'è il bouquet? Dove l'hai messo?"
    "L'ho ridato a Veronica!" 
    "Ma perché glielo hai ridato?"
    "Perchè me lo ha chiesto!"
    "Ma che si fa così?"
    "Ma che è modo questo?"
    E via dicendo mentre io sognavo le Hawaii sempre di più!
    Poi la nostra paldina Bridget Jones sale in macchina, fianlemte rilassata e libera, per tornare a casetta sua, ma come possono mai finire qui le cose? In un sabato inglese, notte cupa e nebbiosa, in un posto quasi sconosciuto e con la macchina a riserva, la nostra protagonista è capace di perdersi per la terza volta.  Così, un tragitto di massimo 15 minuti , Bridget riesce a trasfromarlo in una traversata oceanica di 1ora e mezza e per fortuna che la macchina non si è fermata.
     
     
    BUON NATALE ANCORA E ...AL PROSSIMO ANNO....
    e che il polo nord non mi congeli il sederino...
     
     
    ciao ciao!
     
     
     
    November 20

    nuove audizioni

     
     
     
    THROUGLY
    MODERN MILLIE....
    AUDIZIONI 5 E 7 DICEMBRE....
     
     
    riuscirò nell'intento di recitare con l'accento americano, ballare nello stile anni 20 e soprattutto cantare la canzone qui sotto riproposta nella interpretazione di Nicole Isler, che è quella, tra le tante, che mi piace di più?
     
    MMM...lo scopriremo solo vivendo...
    spero solo che si riesca a sbloccare il mio naso.
    Una specie di funesta allergia mi sta mangiando la trachea e la laringe e la faringe e le tonsille!!!!!!Perplesso Helppppp!!!!!
     
    Che mi sveglio nella notte con la gola secchissima perché  respiro a bocca aperta, e il 70% della giornata la passo a starnutire  e a stroppicciarmi gli occhi.
    Vabbè facciamo che cercherò di andare dal medico prima, per evitare magre figure poi.
     
    Per il resto...mi rimbocco le maniche e vi terrò aggiornati!
     
    Intanto... godetevi la canzone ...
    a me piace molto.A bocca aperta
     
     
    Un bacione
     
    Rondinella artista canterina!

    nuove audizioni

     
    November 17

    ETNIA AQUILANA...un po' ironica, un po' sarcastica, un po' polemica, un po' vittimista, un po' sbruffona, un po' del tipo l'erba del vicino sempre più verde, ma alla fine tosta, forte, comica e dal cuore enorme

     
     
     
     
    ***** ***** *****
     
    Se scì aquilanu po'capì.
    Se sci dde fore, magara no,
    però so pensatu  che sto' pezzo meritea e so voluto mettelo ecco, neju picculu e modestu blog me.
    Cuscì anche chi ve da fore po' proà a capì come semo strani noiatri montanari deju centru Italia.
     
    Se sei aquilano puoi capire,
    se sei di fuoir magari no, però ho pensato che questo pezzo meritava e per questo ho voluto metterlo qui, nel mio piccolo e modesto blog. Così, anche chi viene da fuori può provare a capire come siamo strani noi montanarii del Centro Italia.
     
    ***** ***** *****
     
    Dall'email del mio fratellino Lori...
     
    SCI AQUILANU...
     
     

    Sci aquilanu se...

    ...quando sbagli i congiuntivi ti giustifichi dicendo:"ma ji l'italiano non lo saccio";

    ...la U è la tua lettera preferita e la useresti anche al posto delle consonanti;

    ...non hai nessuna cognizione delle lettere "t" e "c" perchè non le hai mai pronunciate, nè sentite pronunciare in tutta la tua vita;

    ...per te la "s" da sola non ha senso se non diventa uno "sch" il più lungo possibile, tipo "oh, schhhi nu schhhhhtronzo, schhhhhtupetò";

    ...proprio non sopporti l'ultima sillaba, per questo non la pronuci mai;

    ...l'ultima lettera di ogni parola DEVE essere una vocale accentata;

    ...quando vuoi inserire un termine straniero nel tuo discorso senza far perdere il filo al tuo interlocutore, lo introduci con "ju" e a volte sposti l'accento, solitamente verso la fine della parola;

    ...sei orgoglioso dell'unicità dell'articolo maschile singolare "ju" ("ju tenemo solo noiaatri"), ma tanto non lo pronunci mai perchè le tue parole preferite sono "lo pa'", "lo cacio" e "lo castrato";

    ...sorprendendoti dici: 'nguloooo;

    ...inizi ogni frase con: 'ngulo;

    ...se non sai che rispondere dici: 'nguloo;

    ...incazzandoti dici: 'ngulo a mammeta;

    ...'ngulo, ce la poteamo pure 'nventà n'atra parola, quatrà;

    ...i tuoi amici sono tutti quatrani;

    ...la tua ragazza è la tua quatrana;

    ...sarai sempre nu quatrano;

    ...quando vuoi chiamare qualcuno dici "OH!!", se non si gira dici "OOOH!!", alla quarta volta ti ricordi che egli ha anche un nome e lo chiami per nome (troncando l'ultima sillaba), dopo però aver introdotto il tutto con un "OOOOH, broccolò";

    ...ti sei vergognato quando Tempesta fu intervistato dalle Iene perchè non sapeva parlare l'italiano, ma vai in giro per il mondo vantandoti che "nu semo propetu 'gnoranti, che cazzu ne sa' tu";

    ...conosci Ermenegildo e sei stato importunato almeno una volta nella vita dalle sue storielle su assurde discendenze da personaggi famosi, poco conosciuti, o inventati;

    ...hai visto almeno una volta (la bonanima) Libero camminare verso Valle Pretara sbraitando contro il mondo;

    ...bestemmi regolarmente in tre o quattro punti di una stessa frase, a volte anche della stessa parola;

    ...per bestemmiare non usi il calendario, ti basta leggere le indicazioni stradali;

    ....il Gran Sasso è la tua montagna preferita, e ti scordi sempre che i teramani si so presi il versante migliore;

    ...quando un teramano ti dice che il loro versante è meglio, gli rispondi "sci, ma nu tenemo Cambo 'mberatore";

    ...ti vanti delle stazioni sciistiche di Cambo 'mperatore e Cambo felisce, senza esserci mai stato;

    ...sai sciare e leggendo la frase di prima hai pensato "Beaato a tì che cazzo sta a jice";

    ...ti offendi se ti chiamano pecoraro, ma la pecora la mangeresti,e a volte la mangi, anche anche a colazione;

    ...ti offendi se ti chiamano terrone, ma hai almeno un membro della famiglia che fa l'agricoltore (e lo invidi) e a casa tua si mangia solo la verdura "dejj'ortu dde sio/dde nonnu/de cugginemo/ dejju parente me' de Tornimparte ecc..";

    ...offendi quelli del nord chiamandoli polentoni, ma la polenta te la sei sempre mangiata anche tu, ed è anche più bbona;

    ...la prima parola che ti viene in mente quando vieni offeso è "mammeta" e la pronunci da sola, come se fosse un'offesa;

    ...ti pace "ju reggbi" e fai finta di ricordarti lo scudetto del '94 anche se allora avevi 2 anni e hai scoperto l'anno scorso che L'Aquila ha una squadra di rugby;

    ...sei fiero di essere Abruzzese, ma odi tutti le province che non siano L'Aquila, ah no è vero odi anche Avezzano;

    ...odi Avezzano ma non vuoi che faccia provincia perchè "sennò L'Aquila non è cchiù una delle provingie cchiù grosse d'Italia, anzi se ju Lazziu non si c'era frecata Rieti teneamo pure l'amatriciana";

    ...odi Pescara e ti ricordi orgogliosamente di quando andammo sul TG1 per gli scontri dopo il derby;

    ...odi Teramo, ma non ne conosci il motivo;

    ...ami Chieti perchè quando eri ultrà le tifoserie erano gemellate, ma in fondo di Chieti non te ne frega niente;

    ...prendi la macchina anche per fare 200 metri perchè "non me ne te de famme le sajite", dato che "ssa città è tutta 'na sajita".

    ...fuori L'Aquila ti senti dire "ah! sei dell'Aquila? allora conosci Magnotta?" rispondi orgogliosamente "offreghete!!" (Antonio Fruci);

    ...hai cercato almeno una volta nella tua vita il numero di Magnotta sull'elenco telefonico;

    ...se in un ristorante ti chiedono "che si prendete?", sai che la risposta è una sola "na carbonara, corridò!";

    ...sci aquilano se sta mmezzo aju traffico dall'atra parte deju munnu e allucchi: "atte na mossa, tordaco'!!!"

    ...sci aquilano se lò sà che "all'utemo recontemo le pecore"!

    ...semo aquilani anche perchè almeno una volta nella vita ce semo visssti ajì qquatto cantò!

    ...sci aquilano se j'amico tè ice "oh a ferragostu niente pecora" e ji respunni "ma che sci stupido sci?!

    ...sci aquilano se conosci la differenza tra "ESSO QUISSI!" e "QUISSI ESSO"

    E infine, se non ti riconosci in questo profilo avrai sicuramente pensato:

     

    Ma che schhtàaddì, broccolò?

     

     

    Patty, Sere ed Eli...buone risate...

     

    Agli altri...vi sfido a capire...se no vi traduco volentieri.

     

    Intanto...

     

     

    Nu bbaciu rossu rossu a tutti vojatri, quatrà!

    November 09

    Calano i sipari

    si spengono le luci,
    e nel silenzio del teatro
    un unico violino bacia la musica!
     
    Ehi ragazzi, allora vi racconto:
     
    Lo show è andato benissimo.
    Il Teatro è stato SOLD OUT per tutte e 6 gli spettacoli e mi sono divertita un casino.
    Alla fine mi è venuto uno strano magone.
    Quando il sipario è calato, dietro le quinte, ci siamo abbracciati tutti. Fatti complimenti, ringraziati a vicenda per l'impegno ed il supporto. Alcuni piangevano...buuuu!!!! Esagerati!!! Anche se però è da dirlo, il lavoro è stato lungo e duro, e le aspettative e la tensione sono state altissime fino alla fine.
    I complimenti e gli abbracci, io l'ho sentito, sono stati del tutto naturali e genuini e appena sono entrata nei camerini mi hanno subito messo in mano un bicchiere di champagne per il brindisi.
     
    Eh sì,  devo proprio dirlo, è stata una bella soddisfazione che e per ogni serata di spettacolo è cresiuta esponenzialmente.
    Davvero bello, davvero indimenticabile.
     
    Ora chiudo qui se no il magone mi torna...e adesso...via al prossimo show.
    Si rincominicia, WORK SHOPS, PREPARAZIONE, AUDIZIONI...PROVE.
     
    Un bacione a tutti e grazie mille per i vostri in bocca al lupo,
    sembra che abbiano sortito il loro effetto!!!Animoticon
     
     
    PS. Per Nadja:
    *** Hej, thank you for writing a comment on my previous piece! I was just wondering where you were! Lol!
    I hope I can talk with you somehow, maybe by messenger one of these days, so I will update you with all the EBOS stories. 
    How is it going back in Austria? ***
    Un bacione grande anche a te!
     
     
    HO MESSO UNA PICCOLA ELEZIONE DI FOTO A FIANCO.
    Le foto non sono un granché perché sono state scattate il giorno della prova generale e sono state fatte non in modo artistico, come ci si aspetta, che il fotografo è lì pronto a catturare una bella immagine di te, ma sono state fatte in seuqenza, che tra l'altro, qui non sono stata capace di riproporre. Le ho ordinate tutte per numero, quelle che ho scelto, ma qui il sistema me le ha messe tutte alla rinfusa.
    Spero però che renado almeno una minima idea.
     
    November 02

    EBOS PRESENTS...

    THE EAST BERKSHIRE OPERATIC SOCIETY
    IS PROUD TO PRESENT...
     
     
    COPACABANA.... THE MUSICAL
     
     
    E sì, dopo sei mesi di duro lavoro eccoci di nuovo qui...
    da Martedì a Sabato al WILDE THEATRE di Bracknell saremo in scena con il Musical scritto da Barry Manilow.
     
    Sarà davvero un bello spettacolo, pieno di danza, ricco di scenografia e luci  e con le accattivanti musiche primi anni 80, un po'
    Disco music un po' latino americano,   e soprattutto con tutte le caratteristche delle grandi produzioni stile Broadway - West End. 
     
    Tra un paio di ore prove al teatro e mentre i ballerini ripasseranno danze e posizioni, io ed altri due o tre che avremo il microfono andremo a fare il sound check .
     
    CHE BELLO CHE BELLO CHE BELLO!!!!
     
    Adesso la rondinella canterina saluta tutti e vola via.
     
    Baci baci e....
     
    VIVA LA MUSICA!!!!!
    October 19

    BE' NON TUTT IL MALE VIEN PER NUOCERE

    L'Assicurazione del telefono, non appena ha visto i miei 50 pounds caldi caldi pronti per essere incassati, non ci ha messo molto e, nel giro di una settimana mi ha rispedito un bel telefono SONY ERICSON W910, nuovo di zecca e con nuovo software. Dunque, siccome il mio si era tutto scorticato e graffiato e aveva la batteria di burro, e siccome non volevano farmelo cambiare perché, dicevano, il mio contratto era ancora giovane, solo 6 mesi di vita...ecco qui che con il mio piccolo stratagemma di "PERDERSI LE COSE" ho risolto il problema del telefono ed ora cel'ho nuovo e, si spera, meno sola di quello che avevo prima. 
     
    Intanto, per la gioia del club della "MEMORIA PERSA" , adesso non ritrovo più la scheda telefonica che usavo per fare chiamate internazionali dal cellulare... DICO IO... MA COME SI FA?Deluso
    October 11

    UFFI MA COME PESA LA MIA TESTOLINA PAZZA!

    Uff!
    Come si fa a vivere come me solo io lo so!
    Anzi, neanche io lo so.
     
    La testa appesa al collo solo per bellezza, ma forse sono i capelli, tanti, che pesano sul cervelletto da gallina...anzi, da embrione malato di gallina morta!!!!  
     
    A proposito, chi se lo ricorda perché tanto tempo fa io e il mio cugginetto Macci Dor usavamo questo termine? E in riferimento a chi? Mmm, forse solo Serena, amica di mille anni e mille peripezie lo sa.
    Sere hai trenta secondi...1, 2, 3, se non rispondi sei  memoria corta anche tu e benvenuta nel CLUB!
     
    Anzi, Sere, già che ci siamo, in tutti questi anni, ma mica tu l'hai capito perché porto la testa appesa al collo! Perplesso
     
    Ok, la nuova di oggi è che ho riperso il telefono, il più di oggi è che questa volta è pure a contratto. Che chissà se l'assicurazione mi rimborsa...anzi, per la cronaca, seppure lo fa, nonostante io le stia gia pagando 10 sterline al mese di poliza, che qui non  sono poche, dovrò comunque pagarle altre 50 sterline per avere il telefono indietro.
     
    ma si può essere così svaniti?
     
    Proprio quando dicevo..."mah! Però! So' migliorata è?, Da gennaio non sto perdendo più niente" ...e invece...Tada'!
    Ecco un altro oggetto regalato alle ortiche!
    Secondo me mi dovrebbero inniettare una qualche proteina per la memoria o risvegliare il mio cervelletto grasso e pigro con qualche elettrodo potente!
     
    Uff! Ma come pesa la mia testa!
     
    La rondinella psicopatica colpisce ancora!ArrabbiatoA bocca aperta
    September 02

    frammenti di nostalgia

    01 settembre 2008

     

    L'aereo ondeggiava sopra le nuvole, specchiandosi nel cielo graffiato di rosso.

    Il tramonto di luce pesca accarezzava la fusoliera del velivolo e il riflesso acciecava i miei occhi tristi.

    Poi, quando anche l'ultima goccia di sole è andata a nascondersi oltre le nuvole, il buio è calato sul mondo e l'aero ha planato giù, risucchiato dalla moltitudine di luci arancio della nuova Babilonia moderna.

    Il vento lo ha fatto ballare un po' regalandomi il suo freddo benvenuto, e con i piedi a terra, l'aria piccante mi ha fatto stringere istintivamente nei succinti abiti estivi che avevo indossato comodamente fino al primo pomeriggio.

    Dovrò nascondere la mia pelle abbronzata per sempre, a partire da adesso, ho pensato con un pizzico di nostalgia.

     

    Qui l'autunno pare già essere volto al termine, e dietro i vetri rigati di pioggia, oggi  io lo vedo inchinarsi prematuramente davanti al vecchio inverno arrabbiato, e congedarsi mesto per non aver avuto neanche un momento per giocare a colorare il mondo.

     

    Stringe il cuore pensare all'aria solare e fresca che mi sono lasciata alle spalle. Alle maniche corte di giorno e al golfino di sera.

    Alle passeggiate lunghe sui sentieri di montagna. Ai panorami mozzafiato una volta arrivati in vetta. All'aria di tranquilltà e dolce far niente che si respirava per i vicoletti antichi dei borghi medievali nei dintorni de L'Aquila, una sensazione ineguagliabile che apre mente e cuore alla bellezza della vita.

    All'aria di rassicurante familiarità di luoghi, suoni e colori. Di voci e volti amici, di sorrisi, di parole e saluti.

    All'aperitivo seduta al balcone a chiacchierare con i miei amici.

    Alle mattinate che iniziavano presto, perché il sole bussava alla finestra e gli alti alberi del giadino mi chiamavano allegri.

    Alle coccole e alle scarpinate con il mio cagnolone orso.

    Allo shopping intelligente senza freni fatto con le mie amiche.

    Sì, dopo tutto questo e molto altro, stringe il cuore dire addio all'estate volata via per me in un batter d'occhio.

    Riassunta com'è stata, appena in un mese spezzettato.

    Sì, il sole mi mancherà, e la ferità come al solito ci metterà tempo a cicatrizzare.

     

    Il sole che dà la vita e trasmette benessere e positività, adesso per me è solo un nostalgico ricordo,

    e se prima mi facevo abbracciare voleniteri dal grigiore autunnale felice di vederlo,

    adesso questo cupo strato di nuvole perenni mi pesa sul cuore malinconico.

    Ed è duro accettare l'idea, che il calore di questa estate familiare, possa ritornare soltanto tra un anno.

     

    Poi, d'un tratto, il sapore umido della terra inglese, mi è apparso immensamente caldo e dolce. 

    Persa tra la folla di chi arrivava e di chi partiva, ho scorto Daniel. 

    Il suo sorriso sbarazzino, i capelli lunghi scompigliati sul viso e un gigantesco mazzo di rose rosse.

    "Ben tornata a casa" ha esordito con voce ferma e dolce insieme, e solo allora ho capito che adesso la mia casa è qui.

     

    PENSIERO DEL GIORNO:

     

    Prima bisogna conoscere bene l'amore, poi si può capire davvero come si ami.

     

    SPIEGAZIONE:

     

    Ora che so davvero cosa sia l'amore, e quanto il cuore faccia male al solo concentrarsi un momento sul concetto di questa parola, riesco anche a capire quanto amore io stessa provi per le persone che ho sempre detto di amare senza mai capire cosa volessi intendere.

     

    E auguro a tutti di poter capire la profondità incontrollabile di questo sentimento immenso.

     

    Sì, adesso  che io capisco tutto ciò, voglio continuare ad amare e ringraziare tutti coloro che hanno illuminato la mia estate.

     

    Ehi, amici aquilani di una vita, sì, parlo proprio a voi: Mariagrazia, Serena, Gianluca e Mariapia, Patty, Fonz, Zia Marisa, Mirella e Marco, Elisa e poi i miei fratellozzi Fred e Lorenzo, e mamma e papà e la comare Lorenzina, e le mie ziette e zietti e cuginozzi che non sono riuscita a vedere e non perché non volessi.

     

    VI ADORO E MI MANCHERETE UN SACCO,

    MA CI RIVEDREMO LA PROSSIMA ESTATE

    E COME AL SOLITO TUTTO SARA' DI NUOVO SPECIALE.

     

    la rondinella psicopatica continua a migrare, ma le sue origini saranno sempre nel suo cuore. 

    Lei non dimentica mai.

     

    Niaria

     

     

    August 14

    Grazie

    Ho letto ora tutti gli interventi al mio ultimo post e più passa il tempo più mi convinco che grazie a questo blog ho trovato i miei "pochi amici ma buoni".
     
     
    *******
     
    Non so se questa vita ci farà mai incontrare personalmente, ma Luci e Juju, io vi voglio davvero bene.
     
    Patty ed Elisa bè, loro le conosco già, da anni, e mi fa sempre bene sentire le loro parole.
    E poi c'è il Conte, e Diana, che ieri mi ha mandato un sms per rispondere a questo blog e spero che anche lei esca fuori a vedre la luce.
    che io poco poco per volta ce la farò.
     
    Comunque grazie a tutti.
    Ragazzi, per me siete davvero speciali.
    Voi siete quello spicchio di Italia che è nel mio cuore e che mi fa sentire malinconica ed orgolgiosa di essere italiana.
     
    *******
     
    Sapete? Tempo fa la mia Team Leader, Jake la balena lenta, mi disse che il mio prossimo target sarebbe dovuto essere: curare la mia personalità. Troppo focosa e senza compromessi. Diceva che i miei colleghi sono spaventati e che non vengono da me a chiedere aiuto perchè li metto in soggezione.
    Diceva che devo curare la mia italianità ed io mi sono messa a ridere.
     
    Sono italiana e sono focosa, e anche se fosse? Non certo mi metto a cambiare per un gruppetto di cretinetti flaccdi, e poi...ma da quando sarei diventata così  terrbile? Hitleriana addirittura?
    Bè sai che vi dico? Se davvero è osì io ne vado assolutamente fiera.
    In realtà io sono diplomatica ed accomodante, anche le mie amiche di una vita lo possono confermare, e non ho mai avuto problemi di socializzazione...ma quando mai!!!!
    Solo che non conosco mezzi termini, se mi girano i coglioni lo dico e se una cosa non mi va bene mi lamento.
    Punto i piedi, strepito e non mi calmo finché qualcuno non mi ascolta....
    Se voglio una cosa non mi do pace finché non la ottengo. Possono passare anche 12 anni! Ma prima o poi ho quello che voglio. Garantito.
    Chi mi conosce, e qui ci vorrebbe un intervento di "Bianchina", lo può confermare.
    Lei le ha davvero passate tutte le mie mode e le mie idee strambe prima o poi realizzate.
     
    Sono fatta così, la mia personalità è lunatica sì, ma sono un vero osso duro.
    Forte come una roccia, e decisa e cocciuta. Fortissima.
    E se tutti gli italiani sono come me, come sembra sia l'idea  che gli stranieri hanno dell'italiano, bene, allora siamo una nazione Figa e non dobbiamo vergognarci e placare il fuoco della nostra italinità.
     
     
    Pensiero del giorno:
     
    Il Buddah dice:
    siamo e diventiamo ciò che pensiamo.
     
     
    ***
     
     
     
    Grazie ancora amici miei. Vi voglio bene.
     
    ***
     
    Un ringraziamento speciale adesso invece va alla mia "Sacerdotessa di Avalon", la mia vicina di casa Gill.
    Una signora inglese sulla settantina, che proprio mentre scrivevo questo post è venuta a trovarmi con un olio essenziale meraviglioso fato da lei.
    Gill è un'aromaterapeuta e conosce l'arte del Reiki.
    Mi ha fatto un messaggio meraviglioso e concluso con un po' di Reiki ed ora mi sento davvero benissimo.
    Sono rinata.
     
    Grazie Gill sei mitica!!!
     
     
     
     
     
    Vicky la fata rondinella psicopatica!!!!