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    August 29

    10 -14 Agosto 07- Le mie vacanze a casa di Daniel

     

    Gli incendi pare non brucino piu' e dunque adesso, ripensando alla mia vacanza in Svezia, sono piu' felice e inzio a godermela davvero.

    Ok, allora forse e' venuto il momento di raccontare...

     

    LA SVEZIA, QUATTRO GIORNI INCREDIBILI, UN MATRIMONIO SEMPLICE E BELLISSIMO 

     

    Quando sono arrivata pioveva a dirotto. Un tempo cupo e un cielo grigio e triste proprio come la mia anima.

    Nella testa avevo solo le immagini del fuoco appena scoppiato a pochi metri da casa mia e le voci preoccupate di tutti. Amici, famiglia, concittadini sbigottiti. 

    E poi mi sentivo soffocata dalla pioggia che davvero non sopporto più, che mi fa arrabbiare perché cade ovunque nel nord Europa, ma risparmia l'Italia avvolta dalle fiamme, e la Grecia.

    Il primo pensiero dunque era: respira e cerca di rilassarti.

    Contieni le tue emozioni e sorridi perché questo non e' ne' il momento ne' il luogo giusto per lamentarti e piagnucolare Rischieresti di rovinare tutto e non sarebbe giusto. Così mi sono concentrata a far finta di nulla.

     E' stato difficile all'inizio, perché per ogni cosa sentivo le lacrime bussare ai miei occhi deboli e il fiato fermarsi in gola, 

    poi però, grazie al calore delle persone che ho incontrato, che mi hanno accolto come un'amica di vite, sono riuscita a rilassarmi e a stare bene.

     


          

    siamo arrivati in tarda mattinata e nel pomeriggio siamo subito usciti insieme a Chellej, il fidanzato della madre di Daniel, e abbiamo fatto una breve passeggiata nella piccola cittadina di Nortalije.

    Nortalije e' a cento chilometri a nord di Stoccolma, sulla costa della Svezia centrale, ed e' un piccolo gioiellino di case antiche costruite in legno secondo i vecchi criteri, e case nuove costruite sempre in legno oppure in muratura, ma tutte in linea perfetta con lo stile antico, e poi stradine  lastricate di selci grigio scuro e negozi vari dalle vetrine ordinate e accattivanti e gente sorridente e silenziosa con la pelle dorata dal sole, perché in quella specie di isola di paradiso che e' la Svezia sembra che il tempo sia rimasto lo stesso. Inverni di ghiaccio ed estati calde temperate in cui sole e pioggia si alternano quanto basta per non rovinare terre e raccolti ed equilibrio psichico delle persone.

    Poi siamo andati a casa di Emma, la sorella di Daniel. La casa dei miei sogni! Una casetta di legno rosso immersa nella campagna fatta di colline prati verdi e boschi. Dove a perdita d'occhio non vedi strade ne' case, in un luogo silenzioso dove di notte non ci sono lampioni ad illuminare e di giorno le betulle dal tronco snello e dai rami rigogliosi di foglie si intrecciano nascondendo ogni cosa. Se ti impegni un po' di più, però, scopri che qualche altra casetta come quella lì in realtà c'e', se ne intravede di tanto in tanto il tetto tra il verde o le imposte chiare come le costruzioni della Playmobil, e se aguzzi lo sguardo ancora di più, trovi anche la stradina che va al di là delle colline fino alla strada principale che porta in città, ma quella è più difficile da scovare perché il mare di prato che si apre alla vista e' più vasto del grigio chiaro dell'asfalto e la nasconde agli occhi poco attenti ai dettagli.

    Emma doveva sposarsi il giorno dopo ed era ancora nel bel mezzo di tutti i preparativi, insieme a sua  madre e a Gudrun, la madre di Benny , il suo futuro marito.

    Appena sono arrivata mi hanno tutti accolto con un gran sorriso e subito hanno iniziato a trattarmi come una della famiglia.

    Ci hanno messo a lavorare a me e a Daniel, anzi, per la precisione a cucinare. Abbiamo preparato le cosiddette NIGGER BOLLAR, ho scritto più o meno come si pronuncia perché la mia tastiera manca di umlaut ecc ecc, che sono dolcetti rotondi al cioccolato, tipo polpette, ma con l'impasto simile al nostro salame di cioccolato, e poi sono ricoperte di zucchero o di scagliette di cocco.

    Abbiamo grattugiato il limone verde per il semifreddo di frutti di bosco e fragole ed io ho aiutato Ewa, la mamma di Daniel, a preparare i fiori per il bouquet e per le decorazioni del tavolo e a cavare le patate dal vicino orto, e parlando un po' con uno un po' con l'altro mi sono sentita davvero a casa.

    Emma mi ha mostrato il vestito e mi ha raccontato di come voleva farsi i capelli e il trucco e Ewa mi ha subito messo in braccio il piccolo Emil. Un paffutello di 5 mesi che e' il figlioletto di Emma e Benny.

    Una specie di piccolo gigantello con gli occhi azzurri vispi e allegri, una peluria di capelli biondi e tante pieghette di ciccia sulle mani, sui piedi e sulle ginocchia rotonde. Io all'inizio ero un po' imbarazzata perché non sapevo come loro trattassero i bambini, se erano apprensive o rilassate, se erano gelose o no, insomma, non sapevo come comportarmi, ma alla fine Emil mi ha sorriso, mi ha conquistato definitivamente ed e' stato in braccio a me per tutti e quattro i giorni. La mamma di Daniel veniva a portarmelo ogni volta che lei o Emma non potevano tenerlo e per me é stato un onore perchè significava che si fidavano di me.

    Quella sera, al termine dei preparativi, mentre la campagna dormiva nella notte buia come il petrolio, abbiamo mangiato arrosto morbido di manzo e patate al forno in una deliziosa salsa chiara . Tutti attorno al tavolo illuminato di candele. Stanchi e soddisfatti del lavoro fatto ed emozionati per gli avvenimenti del giorno dopo.

       L'indomani, Nikklas, che è il fratello maggiore di Daniel, insieme alla sua ragazza Mimmi, sono venuti a prenderci con la super macchina anni 60 che proprio lui aveva ristrutturato e che avrebbe presto rivenduto ad un acquirente assolutamente ricco. Una lunga Chevrolet Impala del '64, decappottabile dalla carrozzeria argento. Ruote grosse e ammortizzatori elettronici che con il telecomando si alzano e si abbassano e fanno ballare la vettura, ma soprattutto, una volta parcheggiata, completamente abbassati, la bloccano e ne impediscono il furto.

    In quel momento il sole era alto in cielo e la campagna profumava, e seppure andavamo veloci sulle strade poco trafficate il vento fresco era piacevole. Quella sì che era veramente estate, mi sono detta felice e mi sono goduta il paesaggio con il cuore un po' più leggero.

    Quando siamo arrivati a casa di Emma il terrazzo di legno chiaro costruito lungo un fianco della casa e fino alla porta di ingresso era già tutto adornato di fiori, e il tavolo era imbandito con semplici tovaglie di lino bianco e tovaglioli di lino rosa e verde chiaro, tutto a riporto con i fiori freschi colti nel giardino di Gudrun e tagliati e sistemati da me e da Ewa la sera prima.

    Le donne hanno disposto il cibo su un paio di piccoli tavolini al lato della terrazza e hanno coperto i vassoi con carta d'alluminio e tovaglioli. Poco dopo gli invitati sono iniziati ad arrivare.

    Puntuali come sanno essere puntuali solo gli uomini del nord, ignari, felici solamente di trascorrere una bella giornata all'aperto per il compleanno dei trenta anni di Benny. Una breve processione di macchine e' sfilata sulla piccolina stradina fino alla casa e si e' parcheggiata dal lato ombroso nascosto alla vista del terrazzo e poi saluti e sorrisi e presentazioni per me che ero l'unica straniera. 

    L'emozione per noi che sapevamo cosa sarebbe accaduto da li' a poco era quella di scoprire la tranquilla serenità tipica di un giorno qualunque nel volto dei presenti ignari, e quando tutti si sono finalmente accomodati a tavola, un silenzio strano è sceso intorno ad avvolgere di mistero l'atmosfera rurale del posto. L'attesa, gli sguardi interrogativi, l'impressione come di qualcosa di speciale che di lì a poco sarebbe dovuto accadere e l'incapacità di tutti di trovare una risposta. Allora un ragazzo ed una ragazza sono arrivati con una chitarra acustica. Hanno cantato una canzone in svedese che proprio loro avevano scritto per gli sposi su richiesta di Ewa, e mentre loro cantavano Emma e Benny sono venuti avanti pieni di luce. Sorridevano e si tenevano per mano e nella semplicità del loro abbigliamento e nel calore della campagna c'era tutta la bellezza dell'amore. Per un attimo ho come avuto l'impressione di essere stata catapultata indietro nel tempo, a quando nel Medioevo e forse ancora indietro nei secoli i matrimoni del popolo venivano celebrati così, a contato della natura e senza fronzoli. Privi della pesantezza del culto cristiano e dei suoi nebbiosi rituali inutili.

    La sacerdotessa poi ha contribuito a rendere tutto ancora più bello e speciale, magico almeno per me che a cose del genere non sono affatto abituata, perché in Italia e per i cattolici il matrimonio è sempre complicato ed infinitamente lungo. Così, mentre i due ragazzi cantavano di nuovo nella loro lingua dolce e musicale, io ho come visto nella mia mente la materializzazione della tipica scena di bardi romantici giunti ad allietare feste e banchetti con le loro dolci ballate d'amore.

    I due ragazzi si sono scambiati i voti sotto il sole, in un cielo limpido e brillante, sporcato qua e là da timide nuvole argentee, mentre un tiepido venticello accompagnava la chitarra facendo frusciare le fronde degli alberi e sollevando ondicelle dorate sul mare di prato dove galleggiava la casetta rossa.

    Mentre la sacerdotessa finiva il rituale la ragazza ha distribuito a tutti un piccolo foglietto di carta riciclata, con le note ed il testo di un'antica canzone svedese da un lato, e  il breve credo anglicano dall'altro, che tutti hanno recitato in tono pacato e meditativo. Quando Emma e Benny si sono baciati poi, tutti hanno intonato l'antica canzone nordica ed io avevo i brividi. Seguendo le note ho vocalizzato le strofe incapace di pronunciare anche una singola parola e Daniel mi ha posato una mano sulla spalla.

    Ero emozionatissima, e felice e commossa ed affascinata dalla semplicità di quella gente antica.

    Gli sposi hanno fatto le foto sul cortile non ancora terminato della loro casa nuova e i fotografi non erano altro che i loro fratelli e amici. Poi è iniziato il pranzo, semplice e rustico, niente di assolutamente paragonabile ai sontuosi banchetti italiani. Le cuoche infondo erano state nient'altro che le due madri degli sposi, le quali, come mi è stato poi spiegato da qualcuno, amano cucinare e sono delle ottime cuoche.

    Ognuno, in modo composto, si è alzato e si è servito con aria felice e rilassata, perché tra quelle genti non esiste che la donna serva l'uomo o viceversa, perché in quelle zone la parità è davvero rispettata, così anche io, seppure timida e guardinga, mi sono alzata per riempire il mio piatto.

    C'era il manzo cotto in una salsa marrone, deliziosa e arricchita di birra e spezie e il Potato gratar (sempre scritto seguendo la pronuncia e non la corretta ortografia per questioni pratiche), che è uno sformato di patate fatto di strati di patate, di formaggio e di crema di panna, burro e pepe. Un piatto che a parlarne sembra pesante, ma che a mangiarlo non è altro che delizioso e leggero. Io avrei voluto abusarne e mangiarne un quintale tanto mi è piaciuto, ma non ho potuto fare altro che resistere alla tentazione per non sembrare maleducata. E poi c'era insalata, e dolci e frutta. Tutto assolutamente frugale, rustico, semplice. Io ero assolutamente conquistata da ogni particolare.  

        Nel pomeriggio infine Emma e Benny hanno aperto i loro regali. Semplici e scemi come quelli che si fanno di solito per un compleanno, ed erano felici, e spensierati, e per niente offesi dallo scarso valore degli oggetti ricevuti. Erano soddisfatti, come mi ha poi spiegato Emma, perché con i soldi che gli avevano regalato Daniel, Nikklas e i loro genitori avrebbero potuto finalmente comprare la vasca idromassaggio che desideravano per completare il loro bagno al piano di sopra, e questo per il loro matrimonio era più che sufficiente.

    Quando la notte è scesa, poi, gli amici più affiatati erano ancora lì. Seduti a chiacchierare e a smangiucchiare patatine, e la notte scura e senza luci è stata illuminata solo da tante candele profumate e da una fila di lucine stile natalizio blu chiaro e bianche che attraversava nel mezzo l'intera tavolata. Sul muretto in legno chiaro del terrazzo, invece, uno a destra ed uno a sinistra, troneggiavano i due Trolls giganti che io e Daniel avevamo comprato loro al mattino.

    Erano un maschio ed una femmina, carini e simpatici e tutti e due portavano in mano una lanterna con una candela che bruciava all'interno. Il loro messaggio era la buona fortuna e il loro mestiere era illuminare la strada al viandante smarrito. Come dire, che la vostra casa prosperi di fortuna e tanta felicità e che mai, nella vostra vita, possiate smarrire la via per tornare. E' stato il regalo che hanno gradito maggiormente ed io ne sono stata orgogliosa perché quando l'ho scelto desideravo davvero che lo apprezzassero e che potessero capire e giovare della benevola compagnia dei due esseri del popolo magico.

    Il giorno dopo abbiamo corso sui go-kart e nel pomeriggio siamo andati a Stoccolma ad incontrare una mia amica che lavora lì. L'ultimo giorno invece è stato dedicato alla passeggiata, ed ho scoperto che Nortaljie era ancora più bella di quello che mi era sembrato all'inizio. Ho scoperto, per esempio, che si trova su una lingua di campagna tra il mar Baltico ed un grosso lago pieno di insenature e boschi rigogliosi che sfiorano l'acqua. Un lago che prosegue fino a sparire tra le piccole isole verdi e del quale non si vede la fine. Un lago il cui letto, almeno lungo le coste più vicine alla città, è stato aggiustato con sabbia marina che ha eliminato le piante subacquee e lo strato terroso, ed ha reso l'acqua più limpida e pulita così che la gente possa andarci a nuotare in tutta sicurezza ed igiene, e asciugarsi al sole sdraiati sui prati verdi e soffici che circondano il lago.

    Ero senza parole, poi, quando siamo passati ai margini di un antico cimitero Vichingo. Un cimitero, mi hanno spiegato, dove al tempo dei vichinghi usavano seppellire solo la gente più illustre.

       La sera, poi, prima della nostra partenza, Ewa ha preparato il Cucliux. Una padella di pesce e vegetali in cui il pesce, pulie cotto in un certo modo, diventa quasi crema mischiato con i vegetali morbidi e bolliti e si arricchisce di sapore con sale marino grezzo e spezie, e per dolce i waffel con panna fresca montata e marmellata fatta in casa di mirtilli e lamponi che Ewa in persona ama andare a raccogliere nei boschi.

    Quando sono partita avevo il cuore in gola e vivere a Londra mi è parso all'improvviso insopportabile.

    Daniel deve aver provato lo stesso se ad un certo punto mi ha chiesto cosa ne pensavo se un giorno, prima o poi, mi avesse chiesto di trasferirmi lì ...

     

    Lascio ovviamente a voi il beneficio della risposta.... Sorriso

    August 21

    Un pezzo del mio cuore in fumo...

     
    I DATI DELLA CATASTROFE
    USATI 5 MILIONI DI LITRI D'ACQUA E LIQUIDI RITARDANTI
    L'Aquila, 20 ago. - C'è un primo dato, approssimativo ma attendibile, sul danno causato dagli incendi a S.Giuliano e dintorni. Il fuoco è comparso la prima volta il 9 agosto, e la bonifica è tuttora in corso. I mezzi aerei hanno lanciato sulle fiamme 5milioni di litri di acqua e liquidi ritardanti. Si è attinto a piccole riserve cittadine, create per la pesca e non per gli incendi (prevenzione? inesistente da sempre...). In particolare i laghetti della stazione e di S.Raniero di Bagno, oltre a Campotosto per i canadair.


    Foto Valentino Marozzi

    La superficie complessivamente interessata nell'area aquilana dal 9 agosto ad oggi è di circa 400 ettari, di cui il 75% di conifere, dunque 300 ettari di bosco e pineta. Peggio di quanto si credesse in un primo tempo e di quanto si ritenga guardando Monte Cascio, che era coperto da boscaglia e cespugliame. Gli incendi, ricordiamo, hanno avuto inizio "ufficialmente" il 9 agosto sotto un viadotto autostradale a S.Sisto: le scintille provocate da operai a lavoro con utensili a rotazione. Il dato è vero ma nasconde un fatto importante: negli stessi luoghi altri principi di incendio si erano già verificati. Nessuno aveva però provveduto ad adottare misure di prevenzione presso i cantieri di lavoro. Nessuno (e questo è ancora peggio) sorvegliava nessuno.
    Come, a quanto riferiscono in molti e afferma oggi anche Il Centro, non risulta sorveglianza a Monteluco, nè risulta che le zone boscose siano state bonificate e ripulite di tutto ciò che favorisce gli incendi.
    Altro elemento indubitabile: piromani e incendiari l'hanno fatta da padroni. Sia negli incendi aquilani, sia in quelli ad Acciano, Navelli, Capestrano. Non è una favola: esistono inneschi sequestrati (lasciati persino fotografare da alcuni giornali), esistono testimonianze. Oggi un testimone ha confermato alla radio di aver visto un piromane all'opera, inutilmente inseguito. Siamo certi che sorveglianza e controlli siano efficaci, oppure bisogna metterne a punto altri più efficaci? Non è critica (gli addetti agli incendi sono molto suscettibili),è legittima domanda, valida perchè finora non è stato preso neppure un solo incendiario.
    Ed è pesante doverlo ammettere: il danno si aggira su diversi milioni di euro (incluse le spese enormi delle operazioni), c'è stato un morto ad Acciano, centinaia di coraggiosi hanno lavorato a morte rischiando le vita e dando tutto ciò che potevano dare. I risultati li pretendono tutti, dopo tanti sacrifici. 

    (...) Dai dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato emerge il poderoso sforzo realizzato da tutte le forze dell’ordine impiegate per contrastare gli incendi che hanno interessato nella provincia oltre 13.000 ettari di superficie, di cui oltre 7.000 boscata. Nel solo capoluogo sono stati utilizzati a più riprese 8 velivoli, che hanno effettuato 50 voli con 1694 sganci per un totale di 4696 metri cubi di acqua. Nel corso della riunione si è deciso di convocare un tavolo tecnico per il coordinamento degli interventi di prevenzione e di vigilanza a tutela del patrimonio boschivo.
    dal capoluogo.it del 20 agosto 2007
     
    ED E' COSI' CHE DAVANTI AGLI OCCHI INCREDULI DEGLI AQUILANI CHE LO AMAVANO, IL MONTE SACRO DI SAN GIULIANO SI E' DISSOLTO NELLA DISSOLUZIONE DI SPIETATI MENEFREGHISTI.
     
    Vicky
     

    August 14

    UN PEZZO DEL MIO CUORE IN FUMO

    Dovevo partire per la Svezia,

    il paese dei miei sogni

     e l’ho fatto.

    Sono stata bene, ma non come immaginavo.

    A L'Aquila la mia casa stava bruciando

    e prima di partire ho sentito il mio cuore spezzarsi d'angoscia. 

     

    La mia montagna, cio’ che di piu’ caro avevo e’ andato in fumo.

    Il paesaggio di boschi che si apriva alla mia vista ogni mattina quando alzavo la serranda della mia camera, che mi salutava quando tornavo verso casa per la strada principale e respiravo l’aria fresca che veniva dal bosco. Il mondo dei miei pensieri, la culla nelle mie giornate di solitario relax in giro per i vecchi sentieri a camminare o correre con Gaia il cane orso, o a passeggiare con le mie amiche, o con mio padre e mio fratello quando ero una bambina a raccogliere il muschio per il presepe.

    Tutto e’ sparito. Ettrai ed ettari di bosco antico ingoiati dalle fiamme fameliche di distruzione.

    Fiamme altre piu’ di trenta metri che giocavano con il vento spietato, che si lasciavano avvolgere e portare in alto fino al Sole e Lui, impietoso nemico, che sorrideva trionfante dopo aver sconfitto anche l’ultima nuvola .

    Cosi' tutto e’ cambiato nel giro di poche ore sotto gli occhi attoniti e spaventati di chi era lì, mentre io da qui tremavo e lottavo contro le lacrime.

    Ho sentito il cuore spezzarsi, la mia anima agonizzare, la mia testa girare vorticosa. Tutto quello che ho lasciato adesso non lo ritroverò, e questo mi spaventa e mi angoscia e mi lascia senza fiato. Senza vita. Il mio passato non c'e' piu', il mio presente, che e' altrove e che fino ad ora si era compiaciuto della consapevolezza che quelle verdi montagne mi avrebbero per sempre accolto fedeli nel loro rassicurante abbraccio, ora e' senza dimensioni e il mio futuro e' solo foschia.

    Ogni essenza, ogni molecola, tutto cancellato in una scintilla. 

    Tutto che è evaporato doloroso nell’incapacita’ di dare una spiegazione al caos degli eventi.

     

    Con il fiato sospeso ho inziato a leggere i messaggi sul cellulare delle mie amiche spaventate che osservavano la montagna agonizzante esalare i suoi ultimi respiri davanti ai loro occhi.

    <<Chiama i tuoi, San Giuliano sta bruciando. Devono evaquare la zona. Il vento e’ fortissimo. A Via Caprini le fiamme sfiorano quasi i muri delle case. Il Convento di San Giuliano e’ stato gia’ evaquato>>

    Tutto si stava svolgendo a pochi metri da casa ed io per la paura ho perso anche la fame. e  mi sono sentita malissimo. 

    Sono corsa a telefonare a casa e mio fratello piu' piccolo, che di solito non si scompone e non esagera mai, questa volta parlava e pareva smarrito.

    <<Alfredo e papa’ sono gia’ saliti a vedere. Ad aiutare. C'e un sacco di gente che e' salita. Le case più su sono vuote ormai. Se il vento cambia e tira a sud dobbiamo andare via anche noi. Da qui si vedono le fiamme e il vento e’ fortissimo. Gli aerei sono arrivati tardi, ma adesso c’e’ uno spiegamento di forze spaventoso. Non so pero’ se ce la fanno a salvare il bosco>>

    Avevo la gola secca e il fiato spezzato. Perche' ogni racconto era sempre uguale. Nessuno esagerava. Nessuno inventava niente. Persino gli aggiornamenti in diretta sul sito dell'Aquila erano combacianti. Era tutto vero. Atroce. Tutto che stava accadendo in questa esatta dimensione. 

    Devo essere impallidita di brutto perche’ gente incosapevole in hotel si e' fermata piu' volte a chiederemi se stessi bene.

    E no, no che non stavo bene. Io stavo morendo con la mia montagna.

    La Svezia mi e’ parsa lontanissima. Lo stomaco si e’ girato. Tutto il mondo mi si e’ capovolto addosso e tutto cio’ che volevo fare era teletrasportarmi tra i miei boschi. Allagare di lacrime i rami in fiamme. Combattere, strillare, strangolare i colpevoli con le mie stesse mani. Perche’ in un’estate tanto calda e straordinaria come questa nessuno puo’ permettersi di sbagaliare. Perche’ altri sono stati visti aggravare la situazione accendendo un nuovo focolaio dall’altro versante e fuggire tra le piante affinche’ gli uomini dagli elicotteri non potessero riconoscerli. Perche’ la distrazione di alcuni e la maledetta distorsione mentale di altri hanno distrutto la mia casa e non e’ servita a niente la tenace solidarieta’ di tutta la gente aquilana. A niente. Era troppo tardi.

     

    Correvo a destra e a sinistra, frenetica. dal blog di Patty al blog del Comune, al blog di mio cugino, e poi su messenger e sul cellulare e ancora sul sito del Comune e su google. Stavo impazzendo.

    Avevo la nausea e mi tremavano le mani quando finalmente su Internet ho visto le prime foto. E c’era casa mia li’, e c’erano le case dei miei amici, e quelle dei miei vicini. E c’era il fuoco, il fumo, la montagna che pareva un Vulcano.

    Ero a casa di Daniel che il quadro della situazione era ormai CATASTROFE, e quando lui mi ha abbracciata io non cel'ho fatta piu' e sono scoppiata a piangere.

       

    Gli aquilani piangono la loro montagna era scritto su yahoo.it alla cronaca nera ed io non ho faticato ad immaginare che fosse vero. I sentieri di San Giuliano appartenavano a tutta la citta’ in fondo, perche' tutti li amavano e tutti adoravano andarci a passeggiare. Sole o pioggia, grandine o neve, faceva lo stesso, esattamente come era per me, e tra noi ci si conosceva tutti.

    Capisco dunque quello che hanno provato perche' da qui l'ho provato anche io.

    Adesso niente sarà più come prima, perchè i secoli non si possono più riportare indietro, così alla fine ci ritroviamo tutti desolati ad ascoltare il vuoto. Il crepitìo della legna fresca che brucia. Il rombo dei Canadairs e la nebbia del fumo denso, e da adesso nessuno di noi riaverà più cio’ che per una vita ci ha rassicurato e ci ha reso tanto fieri 

     

    San Giuliano, la Crocetta, Fonte Cacio....la piana

     

    Ed io che in quei boschi ci sono nata e cresciuta adesso ho paura di tornare a casa perche’ ho paura di arrivare ed accorgermi che una casa vera per me non ci sia piu’.

    I cambiamenti a volte mi spaventano e questo, mio Dio, davvero mi sconvolge.

     

    Dopo il fuoco ha bruciato per altri tre giorni

    ed oggi che e' il secondo senza fuoco io ho ancora gli incubi.

     

    Vicky.

     

     

     Ringrazio tutti quelli che hanno scattato e pubblicato queste foto. 

    Gli aquilani piangono, ma non si piegano e non dimenticano, e se Dio vuole

    prima o poi tutto rinascerà.

    August 08

    La storia del cigno del lago di Nykoping

     
     
    << Molto tempo fa, nel laghetto appartato vicino al porto di Nykoping, viveva un grosso cigno bianco. Per anni emigrava d'inverno, e d'estate tornava li' a nuotare solitario nell'acqua profonda e fredda della cittadina a sud della Svezia.
    Tutti gli abitanti lo amavano e si prendevano cura di lui facendo in modo che nessuno lo disturbasse, curandolo se stava male e proteggendolo dal mondo.
    Il cigno era diventato una specie di divinita' per il popolo di Nykoping e lui li' ci stava bene.
    Tutti pero'si domandavano perche' mai fosse sempre solo. Perche' mai in quel lago ci fosse solo lui, perche' mai non seguisse i suoi simili altrove.
    No. Ogni anno partiva da solo e tornava da solo e ogni nanno trovava la stessa acqua ad accoglierlo gentile.
    Poi un anno, presto al mattino, un vecchio pescatore del luogo vide volteggiare in cielo una splendida coppia di cigni e sorrise al pensiero.
    Il grande cigno regale aveva finalmente trovato la sua compagna.
    Per molto tempo dunque i due cigni tornarono insieme nel piccolo lago e gli abitanti del paese impararono ad amare anche la femmina. Grande, splendida, elegante come una Regina. 
    Infine, il cigno torno' di nuovo solitario. La sua amata non c'era piu', ma lui non voleva nessun altro. Piuttosto preferiva la solitudine di un tempo.
    Cosi'solitario e fiero, torno' da solo a trascorrere gli ultimi suoi anni di vita nell'acqua amica del suo regno incantato.
    Tutti lo ricordano ancora, e i bambini salutano tutti i cigni pensando a lui.
    Da quel momento pero', il laghetto e' rimesto deserto. Nessuna altro animale ha voluto usurpare quello che un giorno era il regno del principe Cigno.>>
     
    La rondinella psicopatica sempre in viaggio sta tornando in Svezia. Ancora una volta.
    Il suo principe ha deciso di portarla con se' e lei e' felice. Ora pensa alla storia del cigno del lago di Nykoping e sospira.
    Prima di adesso non sapeva quando mai sarebbe potuta tornare ed invece, a partire da venerdi', sa che puo' sognare di tornare li' quando vuole, in compagnia del suo Principe cigno....
     
    A presto....
     
    Non vedo l'ora di toccare terra.