Vicky's profileIl Meraviglioso mondo di...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    April 19

    Ciao L'Aquila xxx

            
     
     

    - IL TERREMOTO   -

     

    IL DEMONE ROSSO CHE INGOIA TUTTO. SPIETATO. AVIDO. TERRIFICANTE.

     

    La sofferenza di chi non ha più nulla allaga i televisori. Fiumi di parole scorrono sui giornali, e poi frasi di cordoglio, frasi di vendetta, frasi inutili, di consuetudine. Fatte.

    Ma cos’è che si può fare adesso? Nulla! E’ troppo tardi. E un’intera vita di lavoro, di sacrifici, di sogni ed aspettative viene ingurgitata, così, come fosse aria, dall’avidità della natura che non risparmia nessuno.

     

    Nelle prime ore del mattino di lunedì 6 Aprile, L’Aquila è stata inghiottita dalla voragine ed ora non c’è più. Io che osservo da lontano, soffro e ingoio le mie lacrime al fiele.

    Io non c’ero, ma ho comunque avvertito il pericolo.

    Io rimpiango di non essermi trovata lì. Nella mia bellissima casa in Via San Giuliano. Dove sono cresciuta, dove ho vissuto per 26 interi, lunghissimi anni. La casa che ho lasciato per seguire il mio innato spirito di avventura. La mia irrequieta anima vagabonda, ma che ho sempre considerato l’unico punto fisso. L’unica certezza immobile di una vita da naufraga.

    Sì, lo rimpiango perché magari il mio sesto senso avrebbe aiutato i miei a salvare qualcosa, o magari avrei costretto tutti ad uscire dopo la seconda scossa forte e gli avrei risparmiato la sensazione di sentirsi cadere addosso l’edificio di una vita intera.

    Avrei comunque condiviso la paura di tutti. Amici e parenti. Quel terrore negli occhi ed il cuore che accelera le pulsazioni fin quasi a scoppiare. L’adrenalina cattiva che fa muovere i piedi tra cocci e calcinacci. L’istinto che induce alla fuga, che regala la salvezza.

    E adesso avrei forse più parole per consolare.

    “Sono stata fortunata” continuano a ripetermi tutti. E la loro voce ancora trema al ricordo di quell’orribile notte. Faccio lavorare la razionalità e so che hanno ragione. Del resto avrei potuto trovarmi lì, visto che stavo programmando una sorpresina a tutti. O sarebbe potuto succedere prima, quando ero tornata a casa per il mio compleanno, a Febbraio. Ricordo.

    La terra tremava da più di un mese, e già scorgevo nel viso tirato di tutti l’angoscia dell’impotenza. Il non sapere cosa fare. La rassegnazione. Il silenzioso e fiducioso affidarsi a quegli esperti che dicevano: è meglio se la terra tremi così, di continuo. Questo fa disperdere le energie  poco a poco.

    Chi a costruito quei palazzi di burro? Chi ha ristrutturato quelli antichi di blocchi di pietra.

    Chi ha dimenticato di puntellare le Chiese del patrimonio artistico. Collemaggio, Santa Maria Paganica, Le anime Sante e il Teatro comunale adesso piangono la loro arte. Le loro storie fatte di mistero, battaglie, amore e sacrifici. Fatte di rispetto e dignità.

    Vivere lontano in questi momenti azzanna al cuore. Un cazzotto sferrato allo stomaco, con un pugno di maglia di ferro. Gli incubi nella notte concretizzano le informazioni vaghe raccolte di giorno e le trasformano in demoni di fuoco.

    Impossibile sconfiggerli. Impensabile accantonarli in un angolo remoto del cervello.

    Vivere lontani rende impotenti, e la frustrazione si avvinghia alle gambe graffiando la pelle.

    Non si può dare un senso reale al tutto senza attivare la personale capacità di giudizio. Non si può discernere affidandosi solo alle notizie della stampa. C’è bisogno di immergersi a propria volta nel caos, e assorbire direttamente dolore e sconforto. Bisogna essere presenti e vedere con i propri occhi, ascoltare voci e racconti con le proprie orecchie. Toccare con le proprie mani.

    Vivere lontani lascia sospesi su un filo ballerino. E i vuoti d’aria nel petto sono tutti ansia di non capire. Di non sapere tutto. Sono il bisogno di convincersi. L’impossibilità a trovare un appiglio concreto da cui ripartire. Sono l’impotenza di non poter aiutare e di non essere lì per persone e cose che da sempre sono state la tua vita.

     

     

    Ed io L’Aquila voglio ricordarla così!

    *** *** ***

     

    L’Aquila. La mia bellissima terra. La mia preziosissima madre.

    Ogni angolo di lei, al mio ritorno, mi ha sempre sorriso amorevole.

    Lei, come il grande rapace di cui porta il nome. Nobile e orgogliosa sorvolava il mondo lasciandosi trasportare dalle correnti d’aria. Così ferma e immobile tra le sue alte montagne innevate. Il suo nido irraggiungibile.

    L’aria frizzantina dei vicoletti antichi. I suoi palazzi possenti. Vivi da centinaia di anni. Le sue chiese, i suoi angoli austeri e silenziosi.

    Lei, che prima di partire mi disse: vai, vai avanti nel tuo viaggio della vita e non aver paura. Io sarò sempre qui. Sempre uguale. Sempre felice di accoglierti se avrai bisogno di un posto amico in cui ripararti. Sarò sempre il punto fermo nella tua vita vagabonda. Sarò come la madre che accoglie il figlio che torna da lontano.

    Pensa a me se sarai triste, e parla a tutti di quanto sono bella. La tua terra sarà per sempre. Sarà lì a rappresentare il tuo passato che non passa mai, e in questa unica certezza inscalfibile, troverai ogni giorno la forza di non mollare.

     

    .

     

     

    Ciao L’Aquila.

    Adesso è il momento di tornare a volare.  

    April 13

    Adesso che ho raccolto finalmente tutti i pensieri mi chiedo...PERCHE'!

    Oggi non respiro

    La mia terra è sprofondata

    Oggi raccolgo lacrime

    aride e secche di polvere e pareti.

    Ascolto voci di morti conosciuti

    Ma non metto visi

    A decorare un nome.

    I miei occhi deserto

    Si chiudono al dolore

    Cercano ragioni

    Il senso di un perché

    La mente vaga tra rovine e mani

    Sussurri nelle orecchie

    Lamenti di spezzati che non vogliono morire.

    Emergo dal sonno

    Con il cuore in gola

    Perché mai il presente si è

    capovolto così?

    Perché il nulla lo ha sprofondato nel passato?

    Una candela arde sopra il mobile di legno.

    L’ho accesa io prima di dormire.

    Capisco solo ora che l’incubo è realtà.

    Brucia la fiamma a ricordare l’orrore

    che appena un mese fa ha cancellato un mondo.

    Il nostro piccolo universo antico fatto di luce e di colori.

    Di piacevole immobile sapore di familiarità.

    Si infrangono le mie certezze

    tra mura screpolate .

    Vedo nei miei incubi sconforto e paura.

    Le rovine si contorcono deboli

    sotto il rombo sordo della terra amara

    Mentre il vento soffia silente

    le montagne osservano impassibili

    La storia andare avanti. Ripetersi.

     

    L’Aquila ferita controlla l’agonia.

    La rabbia sorda di un popolo esiliato.

    Oggi chiedo agli angeli di regalarci la forza

    Abbiamo tutti bisogno di sperare.

    Il drago sparirà dissolto in incubo.

    Mentre la Regina dei monti avanzerà orgogliosa.

    Bella, forte, regale. Gentile.

    Fiera.